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Auschwitz e Birkenau 2005
Viaggio verso la verità...
Periodo: Maggio 2005 Giorni: 4 Km percorsi: 2924
Paesi attraversati: Italia, Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia e ritorno

Copertina Auschwitz e Birkenau 2005

Auschwitz e Birkenau 2005: ITA Auschwitz, viaggio verso la verità...
Se credi di essere nel giusto non fuggire dalla verità, cercala.

Viaggio di Simone Marchetti, Tamara Marzolla e Mauro Palmieri

Ci sono mete che alle volte desideri per il loro fascino, a volte per la loro bellezza, a volte per l'intrigato intreccio storico e culturale, ed altre volte chi lo sa...
A volte amiamo unire la nostra passione per la moto con quella della scoperta, ma cosa può spingere tre ragazzi a fare un viaggio di quasi 3000 km in quattro giorni "solo" per vedere Auschwitz? Proverò a spiegarvelo...
Erano ormai diversi anni che mi balenava l'idea di andarci, per vedere dal vivo la follia umana al suo culmine...
Certo, abbiamo visto mille foto, mille filmati, mille racconti dei sopravvissuti, ne abbiamo parlato fin da piccoli, ma andarci di persona per carpire al pieno la tragedia credevo fosse quasi dovuto.
I mille impegni e la distanza mi hanno sempre fatto desistere, ma con il tempo, questo bisogno di conoscere la verità è gradatamente aumentato, fino a far scattare quella molla nel cervello che in pochi istanti ti porta a prendere la decisione.
Così si attende solo il periodo adatto; qualche giorno libero e due lire in tasca possono bastare per un viaggio nella verità.
Comincio a domandare se tra i vari amici qualcuno fosse stato interessato alla cosa, e dopo numerosi picche finalmente il tanto atteso si da parte del mio vecchio amico Mauro che sarebbe lieto di condividere questa breve ma emozionante avventura con me. Unica condizione: che si faccia una capatina a Kracovia dove Papa Giovanni Paolo II è nato ed è stato prima vescovo e poi cardinale, potrei forse dirgli di no?
Il mio zainetto da competizione Tamara storce come sempre il naso perchè sa che quando "mi scappa" di fare una cosa la devo fare e basta e lei ci dev' essere.
Lei, povera anima pia, mi segue sempre con piacere e sa che tutti i viaggi che gli propongo di fare hanno qualcosa di magico, hanno sempre una finalità: la conoscenza. ...Ma sa altrettanto bene che sarà anche una gran faticaccia per il suo sederino... :¬)
Intanto si fa inverno e come per magia ti capita l'occasione di visitare una fiera particolare come Immagimondo ad Erba, una fiera del "turismo fai da te", con la possibilità di parlare con persone incredibili che hanno viaggiato per tutto il globo con mezzi e possibilità inferiori alle tue, magari solo con la voglia di conoscere...
Fra i molti viaggiatori presenti incontro l'amico Italo Barazzutti (Biker Intercontinentale) tornato da poco da un bellissimo viaggio a Samarkanda.
Ma la cosa che mi colpisce di più è anche quella più inaspettata, vedo un ragazzo disabile guardare la grande mappa del mondo, mi avvicino e gli chiedo "Ciao, sei Fabio?", lui stupito mi risponde "Mahh... Come fai a sapere il mio nome, chi sei?"...
Fabio è un ragazzo in carrozzella che senza sponsor e con il suo Panda 4x4 con all'attivo 650000 chilometri gira il mondo DA SOLO!!!
Come faccio a conoscerlo? Sembrerà pazzesco ma nel 2004 nel mio viaggio in Iran il mio compagno di avventure Domenico una volta arrivati a Shiraz proseguì da solo per il Pakistan, l'India, il Nepal, il Bangladesh dove spedì la moto in Perù... Perù???!!!
Ebbene si, proseguì poi con mezzi pubblici in Myanmar, Thailandia, Vietnam, Cambogia, Cina, Mongolia, Giappone, Nuova Zelanda, Australia, Canada, Usa, Guatemala, Venezuela, Colombia per arrivare proprio in Perù dove degli amici lo aspettavano per coronare il suo sogno, fare su casa fra l'oceano e le Ande una cinquantina di chilometri sotto Lima, incredibile vero?!! (Ciao Dom, sei una forza della natura!)
Bene, in India, più precisamente a Dehli incontrò proprio Fabio con cui trascorse qualche giorno.
Fabio era appena entrato in India con il suo mitico Panda 4x4 dopo un lunghissimo viaggio attraverso tutta l'asia, Cina e Tibet compresi...
Come posso descrivere lo stupore nel conoscere una persona stupenda come lui, come posso spiegare l'emozione che si prova a sentire i racconti di un ragazzo che nonostante i suoi problemi ha avuto il coraggio di intraprendere viaggi così difficili solo per la voglia di scoprire...
Conoscere una persona come Fabio (senza considerare la clamorosa coincidenza "mondiale"), con quella sua grande carica emotiva, con quella sua grande voglia di non mollare mai, ti fa riflettere su quello che noi crediamo siano dei problemi, ma che in realtà tali non sono...
Grande Fabio, sei un mito!!!
Al ritorno dalla fiera, la voglia di partire aumenta implacabilmente, partire per andare ovunque, basta partire, c'è il ponte dei santi, quattro giorni troppo invitanti per non approffittarne. ma in Polonia farà un freddo cane e la distanza è tanta per vedere solo una cosa...
Echissenefrega! Partiamo! Partiamo! Partiamo!
Intanto chiedo a chi c'è stato, le risposte sono sempre uguali o quasi "farà troppo freddo in questo periodo", e poi "è un posto da cui scappare"...
Ma chi scappa ha qualcosa da nascondere ed io ho la coscienza a posto, tutti dovrebbero vedere quelle cose, Auschwitz come le Foibe, come Redipuglia ed altri, non dobbiamo dimenticare per non commettere altri errori e perchè dimenticare sarebbe il torto peggiore per chi ha perso inutilmente la vita...
Ripenso a Mototurismo di Ottobre, l'editoriale del mitico diretur Tiziano Cantatore mi ha colpito molto, e particolarmente la frase in cui dice "Ho visto accendersi le luci di un faro, ho spento il motore mentre si accendeva la notte...", questa frase dal retrogusto agrodolce, di un mototurismo poetico e caldo come i raggi del sole in una giornata d'inverno, mi incentiva a portare a termine questo piccolo sogno con lo spirito giusto, grazie diretur...
Così è deciso, prendiamo le moto e partiamo, speriamo che il tempo sia clemente, la partenza è fissata per sabato mattina 29 Ottobre alle 5,00 dal casello di Arluno.
Il giorno prima di partire scrivendo sul forum di Anima Guzzista un ragazzo che non conoscevo mi chiede "Che ci vieni a fare in Polonia? Io lavoro qui da troppo tempo, magari ci possiamo beccare"...
E perchè no, rispondo io, certo che è veramente piccolo il mondo...
Dopo un venerdì a preparare i bauletti come sempre alla rinfusa per la fretta, andiamo a dormire ed è già mattina, chicchiricchiiiiiii sono le 4,00 sveglia che si parte!!!
Il contachilometri della mia vecchia ma sempre bellissima CaliforniaEV del '99 segna 108588 chilometri eppure scalpita ancora come i primi mesi, dopo poco arriviamo puntualissimi all'appuntamento, Mauro ci raggiunge dopo qualche minuto, finalmente si parte.
Fa freschetto ma non più di tanto, in Lombardia troviamo una nebbia fittissima che ci rallenta notevolmente ma la strada è tanta e non ci perdiamo d'animo.
Tentiamo di raggiungere il brennero senza fare soste per la benza ma il nostro tentativo fallisce miseramente: a 10 km dal benzinaio rimango a piedi, ma noooo!!!
Incredibile, un mototurista rodato come me incappa in questo clamorosissimo errore, voglio essere lapidato!!!
Spingo il mio cancellone (pesante più del solito) per un paio di chilometri, a momenti mi scoppia il cuore, mando Mauro più avanti per vedere se c'è qualcuno magari in qualche paesino adiacente all'autostrada che può aiutarci.
C'è una macchina della manutenzione autostradale ferma e due tizi che tagliano l'erba sui lati, hanno solo della miscela, andrà bene comunque, adesso andrebbe bene anche il gasolio!!!
Spingo la moto per un altro chilometro abbondante per raggiungerli, non appena arrivato con le gambe a pezzi, i polmoni aperti (fuma,fuma, pistola!) ed il cuore ormai al collasso, arriva da dietro un furgone della viabilità che ci chiede che problema avessimo, è un tedescone alto due metri che sorridente e con accento tipicamente "crucco" ci chiede "avere bisogno di penzina, zi? io avere un po in furgone...", bella li amigu, sia lodato il signore!!! Alleluia! Alleluuuuiaaaaaaaa!
Non appena arrivati al benzinaio facciamo il pieno e ridiamo la benza usata al tedescone, lo ringraziamo in ginocchio e lui caldamente contraccambia con una stretta di mano ed un sorriso, non è affatto vero che i crucchi sono antipatici, ciao e grazie amigu!
Mi viene in mente che non ho ancora controllato la pressione alle gomme ed infatti dopo una rapida verifica si rivelano clamorosamente sgonfie; nel rigonfiarle mi accorgo anche di avere un bel chiodo nella ruota posteriore ma sembra conficcato di lato sul battistrada, aria non ne perde e così non lo tocchiamo, al limite se troviamo la strada ghiacciata mi aiuterà a tenere la moto dritta, eheheh!
Prendiamo il bollino dell'autostrada austriaca che per la validità di dieci giorni ci costa la cifra esorbitante di QUATTRO euro, se penso a cosa ci costano le autostrade in Italia quasi non ci credo.
Ripartiamo di volata, oltrepassiamo il brennero velocemente ma ormai tra la nebbia e la benza abbiamo perso un paio d'ore abbondanti...
Da quel momento inizia un lunghissimo e pallosissimo trasferimento autostradale verso Vienna passando per Insbruck, Salzburg, Linz.
Il tempo è stato veramente clemente, il sole ci ha accompagnato fino dalle prime luci dell'alba.
Durante il trasferimento continuano a venirmi alla mente le immagini raccapriccianti che tutti conosciamo dell'olocausto e fischiettando la famosa canzone di Francesco Guccini interpretata magistralmente anche da Euipe84 e Nomadi, prosegue la strada...
"Sono morto ch'ero nel vento...son morto con altri cento...passato per un camino...e ora sono nel vento...Ad Auschwitz c'era la neve...il fumo saliva lento...nei campi tante persone...che ora sono nel vento..."
La conosco discretamente bene perchè da piccolo mio padre mi portava sempre ai suoi concerti ed alle prove, revival di canzoni dagli anni '60 ai '90, praticamente le conosco tutte a memoria, mi ha fatto una capa tanta! E poi ogni tanto anche a me piace cantare.
Cerco di immaginarmi quali emozioni proverò ad essere li di persona, cerco di immedesimarmi nel dramma di quelle povere persone, cerco di capire come si è potuto arrivare a tanto, non ci riesco...
Una volta arrivati a Vienna dobbiamo trovare il collegamento con la statale che porta nella repubblica Ceca in direzione di Brno, fortunatamente Mauro ha con se il suo Gps che ci aiuta a districarci abbastanza agevolmente nel caos della capitale austriaca.
Passiamo velocemente la frontiera, cambiamo qualche lira (lo so, la lira non esiste più ma suona più familiare...), ormai è quasi buio, cerchiamo di avvicinarci a Brno per alloggiare da qualche parte e ripartire l'indomani di buon ora.
Arriviamo in un paesino deserto dove facciamo benzina, ma che strano, sembra costare poco, anzi non è un' impressione, costa veramente poco, neanche un'euro!!!
Cerchiamo l'albergo ma senza successo, tutti pieni, proseguiamo e poco dopo sperduto nelle campagne troviamo un motellino di quelli che parcheggi il mezzo davanti alla camera, anche se sembra di quelli da "sgamo" il prezzo è buono e ci fermiamo.
Incateniamo le moto, ci cambiamo velocemente ed andiamo a cenare con l'incredibile cifra di diciotto euro in tre!
Sul videoproiettore del ristorante vediamo il loro grande fratello, alquanto spinto, quasi da non credere.
Non ci credo, anche qui tutto questo degrado, meno male che la cena è ottima ed abbondante!
Ci corichiamo verso le 22,00, mettiamo l'orologio indietro di un'ora e puntiamo la sveglia per le 7,00.
Il contachilometri segna 109689, per oggi 1101 km possono bastare, buona notte!
Dopo un piacevole sonno ci svegliamo ed andiamo a fare colazione, banchettiamo con un'ottima colazione a base di frittata con bacon e cipolle, marmellata, burro a nastro, the, latte ed un caffè da un litro, quest'ultimo l'unica nota dolente, ma visto i sette euro in tre non ci possiamo certo lamentare.
Passiamo velocemente Brno e imbocchiamo un tratto di autostrada GRATUITA fino a Olomouc, riprendiamo la statale verso il confine polacco.
Il confine è veloce, non c'è traffico, arriviamo a Bielsko-Biala e cambiamo rotta verso Katowice per prendere poi la provinciale che da Tychy ci porterà ad Oswiecim (vero nome di Auschwitz).
C'è uno strano odore nell'aria da quando siamo entrati in Polonia ma non riesco a capire cosa sia a provocarlo, il paesaggio e le case sono tutte di una tinta grigiastra, i palazzi hanno ancora la forma squadrata dall'aria post-comunista.
Un'altra cosa strana mi colpisce, ci sono più Fiat che a Torino!
Oltre ad esserci centinaia di 126, ci sono moltissime Panda, Cinquecento, Seicento, Punto, incredibile!
Ci fermiamo per un pranzo a Tychy e le simpatiche cameriere polacche ci preparano un intruglio di gnocchetti, rape rosse, crauti, carne impannata, salsine, verdurine, e chissà cosa d'altro.
Ma la meta è vicinissima e siamo impazienti, Oswiecim ci aspetta.
Man mano che passano i metri l'angoscia mi assale, chissà, la voglia di vedere, la paura di vedere troppo, la fama negativa del posto, il grigiore e quel maledettissimo odore che non ci molla per un'attimo...
Parcheggiamo le moto e ricevo la telefonata di Alessandro il ragazzo italiano emigrato in Polonia, è ancora impegnato a Kracovia, si libererà verso sera e ci invita a cenare a casa sua ma decliniamo, allora ci dà appuntamento fuori dal campo verso le 17,00.
Passeggiando verso l'ingresso continuiamo a chiederci come sarà, cosa ci sarà, quale effetto ci provocherà.
Presto detto, l'ingresso cita in tedesco le parole "Arbeit Macht Frei" che tradotto significa "Il lavoro rende liberi", roba da non credere, erano pure ironici i tedeschi...
Passiamo la cancellata con filo spinato da entrambi i lati, tutti e tre silenziosamente camminiamo verso l'inferno.
E' una sensazione indescrivibile, sembra di andare incontro ad un fantasma, il vento leggero copre i passi della gente composta venuta a vedere questo luogo di dolore.
Incrocio due ragazzi con in mano dei fiori, la Kippah in testa (copricapo maschile ebraico a forma di papalina) e la bandiera di Israele, noto nei loro occhi luccicanti per la commozione sentimenti diversi, rabbia, paura, tristezza, incredulità, non sapevo nemmeno se accennare ad un sorriso in segno di amicizia, se girarmi dall'altra parte per non farli sentire in imbarazzo o rigare dritto con occhi asettici, non so...
Alla fine quasi fossi io il colpevole di tutto questo non resisto ed abbasso lo sguardo proseguendo per la mia strada.
Non voglio nemmeno pensare a quali sensazioni, a quale pressione emotiva erano sottoposti...
Girovaghiamo per gli stabili allestiti a museo con foto raccapriccianti, indumenti, pareti piene di nomi, di volti che non ci sono più...
Ci sono i vestiti dei detenuti dietro a filo spinato, poi la foto di un bambino con le mani alzate, che vergogna...
Entriamo nello stabile dedicato alle vittime italiane, c'è una camicia rigata dei detenuti con affianco una scritta "Memorial in onore degli Italiani caduti nei campi di sterminio nazisti", e poi una poesia di Primo Levi che voglio qui trascrivervi:

"SE QUESTO E' UN UOMO"
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per vai,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi

Dopo questa commovente poesia ci dirigiamo forse nel casermone più suggestivo, delle vetrate piene di scarpe, di valige, di occhiali, di protesi, di spazzole, di pennelli da barba ed una vetrinetta con piccoli indumenti da bambino, quasi mi si ferma il cuore...
All'esterno della prima recinzione con il sole ormai a calare arriviamo alla cosa più raccapricciante, i forni...
Mi avvicino ed ho già la pelle d'oca, ci sono fiori ovunque, entriamo nella stanza annerita dal fumo e ci mettiamo impalati ad osservare l'incredibile.
Incredibile anche solo nell'immedesimarsi in chi doveva fare questo vomitevole "lavoro", è pazzesco tutto questo.
Certo l'abbiamo visto mille volte, ma esserci è indescrivibile, mi veniva da piangere, non aggiungo altro...
Ci dirigiamo verso l'uscita, siamo silenziosi, increduli, con le facce di bambini appena messi in castigo, ed il sole beffardo tramonta definitivamente creando un'atmosfera surreale...
Telefoniamo ad Alessandro per poterci incontrare, poco dopo viene a prenderci in sella alla sua Harley Davidson, ci accompagna a trovare un alberghetto e subito a cena prima che cali il freddo ed il ghiaccio per terra.
E' venuto in Polonia otto anni fa per lavoro, poi ha trovato l'amore e si è stabilito completando l'opera con quattro pargoli, evvai!!!
Parliamo tutta sera della Polonia stato emergente, ma con una gran paura di passare all'euro che potrebbe mettere in crisi e strangolare le persone normali che hanno degli stipendi medi che vanno dai 250 ai 300 euro mensili.
Parliamo della sua famiglia, purtroppo la moglie è dovuta rimanere a casa per curare uno dei quattro figli che aveva la febbre, mi viene automatico dirgli spiritosamente "certo che quattro figli, hai avuto da fare in questi anni, eheh!" e lui, "ma sai, qui in inverno fa freddo e c'è poco da fare... eheh!", mitico, almeno uno che in barba all'egoismo personale i figli li fa ancora!!!
Parliamo della Fiat Polacca che è qui vicino dagli anni settanta ed ha prodotto le 126 fino a quattro anni fa, poi messa fuori produzione perchè poco sicura (ecco perchè tante Fiat!), ora producono le cinquecento e le seicento...
Parliamo ovviamente delle sue due moto, la Harley Davidson ed una Moto Guzzi V11, della nostra malsana passione per il mototurismo... :¬)
Finita l'ottima cena a base di piatti tipici polacchi del tipo ginocchio di maiale cotto con le erbette (se l'è mangiato quello sgagna del Mauro, io nemmeno a guardarlo), zuppettine, gulash, pappette di broccoli e cavolfiori, tutto molto buono e offerto calorosamente dal buon Alex.
Usciamo e una domanda mi sorge spontanea, "ma cosa diavolo è questo odoraccio che c'è semrpe in giro!?!?"...
"E' il carbone!" rispode sorridente... "Il carbone?" gli rispondo io...
Qui le case hanno ancora il bruciatore a carbone!!! E oltretutto visto che ci sono ci buttano dentro di tutto, pure la munnezza!!!
Incredibile amici!!! A Carbone!!! Ecco cos'era questo maledetto odoraccio di post-comunismo ehhehe!!!
Bene, come si dice dalle mie parti quando è ora di andare a casa "matai, la cumpagnia l'è bela..." salutiamo il mitico e premuroso Alex ed andiamo in albergo, la temperatura in poco tempo è arrivata a zero gradi, facciamo presto prima che congeli la strada...
Certo che la vita è strana, vai in polonia e ti trovi una stupenda persona italiana come Alex, ci terremo in contatto, spesso e volentieri queste sono le amicizie migliori, sebrava fosse destino e poi... La prossima volta mi porta a conoscere un concessionario Guzzi li vicino, che spasso!!!
Una piacevole dormita ci rinvigorisce e di buon ora carichiamo le moto, è tutto brinato e fa un freddo cane...
Fuori dall'albergo un ometto con fare sospetto raccatta l'immondizia che si trovava nel parcheggio, apre una porta in metallo e che fa?
La butta nel bruciatore!!! Maledetto ti darei una vangata in testa!!!
Partiamo e pochi chilometri dopo siamo a visitare Birkenau (ovvero Auschwitz II), non c'è ancora nessuno, c'è foschia e fa freddo.
Se Auschwitz è impressionante, Birkenau è spaventoso!
Qui arrivavano direttamente i treni dentro al campo, ci sono ancora le rotaie.
La cosa più sconvolgente è la dimensione del campo, praticamente a perdita d'occhio, talmente ampio che ci vorrebbe una navetta, e la foschia rende questo posto ancora più lugubre.
Sulla destra troviamo le baracche in legno dove i deportati venivano "accolti": con pareti di legno sottile, con spifferi ovunque, con letti che non vi dico e con delle specie di stufe finte che non oso nemmeno immaginare quanto caldo facessero (se poi avessero qualcosa da bruciare).
A fianco le baracche con i "bagni", un lastricato tutto bucato dove i deportati spalla a spalla facevano i loro bisogni e visto che rimaneva tutto li non oso immaginare l'odore nauseabondo, ma vedendo il resto questo era solo un piccolo particolare...
Proseguendo nella visita vediamo le baracche in mattoni dei deportati "stabili", letti in mattone e qualche asse dove per ogni piano stavano cinque persone, se penso che uno spazio così basterebbe a malapena per due...
Vediamo le camerate dove si facevano le "iniezioni" ed esperimenti chimici sui detenuti, alcuni ad esempio venivano infettati con tifo, lebbra e altre malattie per studiarne gli effetti, che schifo!
Qua e la delle foto nemmeno commentabili raccontavano la disperazione: i corpi lasciati nella neve del freddo inverno polacco, la mappa del campo che sarà dieci volte (o forse più) quello di Auschwitz, foto di corpi bruciati dalle SS per tentare di nascondere le prove prima della fuga, poco prima dell'arrivo e della liberazione da parte dell'Armata Rossa...
La mappa del luogo dove a piedi e nella neve ogni giorno i deportati dovevano andare a lavorare, molti morivano di stenti per la strada.
Arriviamo finalmente in fondo al campo e vediamo quel che rimane delle camere a gas adiacenti ai forni crematori, è stato fatto saltare per aria tutto per nascondere quanto possibile.
Ma cosa volevate nascondere, pazzoidi, come se si potesse evitare con quel gesto che il mondo venisse a sapere!!!
Nella prossimità dei ruderi ci sono ancora dei piccoli stagni dove venivano buttate le ceneri dopo il barbaro rituale.
Pensate che ad Auschwitz venivano bruciati circa trecento corpi al giorno, qui a Birkenau ne venivano bruciati più di millequattrocento, pazzesco...
Leggiamo che molti, ad esempio donne incinte, disabili e vecchi, appena arrivati con il treno li mandavano nelle camere a gas dicendogli che dovevano fare la doccia prima di entrare nel campo, e probabilmente alcuni venivano bruciati ancora vivi...
Tutti i deportati venivano privati di vestiti, anelli, denti d'oro, di capelli, di ogni cosa, che poi veniva trasformata ed utilizzata per finanziare il Terzo Reich ed i suoi armamenti, ma la cosa peggiore è che quelle persone venivano private della loro dignità.
Verso l'uscita facciamo fatica tutti e tre a trattenere le lacrime, ancora increduli delle cose viste; chi lo avrebbe mai detto che tre motociclisti rozzi e zozzi si sarebbero potuti commuovere così tanto... ma provate ad andarci voi.
Anzi andateci, almeno una volta nella vita, andate di persona a vedere di cosa è capace quell'essere "superiore" chiamato uomo...
Andateci immedesimandovi in quelle povere persone sotto tortura e provate per la fame...
Andateci per vedere con i propri occhi e tastare con i vostri piedi il luogo in cui centinaia di migliaia di famiglie hanno trovato la disperazione e la morte...
Andateci per ascoltare il vento, il vento che ancora oggi porta con se i lamenti dei bambini strappati alle loro madri...
Andateci per piangere, si per piangere, per una tragedia di questa dimensione le lacrime non bastano mai...
Andateci e portatevi dietro i vostri figli, le vostre mogli, i vostri amici cosicchè possano vedere e non dimenticare...

Facciamo insieme una piccola riflessione...
Per noi uomini moderni per cui ogni cosa è scontata, come la libertà, il benessere...
Ricordiamoci di questa gente che ha donato forzatamente la sua vita, la libertà non era scontata anzi ridotta in cenere...
Per noi che perdere un treno, bucare una gomma, lamentarsi del vicino perchè ha parcheggiato male la macchina, piangere quando la nostra squadra del cuore perde una partita o viene eliminato tiziocaio dal grande fratello e tante altre banalissime cose del genere, diventa un motivo di scontento...
Per noi che sprechiamo il cibo, piangiamo se non possiamo permetterci la macchina nuova... sarebbe più sensato ripensassimo a ciò che altri hanno dovuto sopportare, compreso il dare forzatamente la vita, e tutto il resto non avrebbe alcun valore...

Cancelliamo ogni ideologia politica, religiosa, culturale, e perchè no, pure sportiva, queste cose non devono più succedere. STOP.

Ancora turbati ci dirigiamo alle moto, il sole comincia a scaldare e dobbiamo fare una sessantina di chilometri per raggiungere la prossima meta e poi scappare via...
Ci immergiamo nel caos di Kracovia e raggiungiamo il centro della famosa città.
Troviamo parcheggio proprio a due passi dove il nostro caro vecchio pontefice Giovanni Paolo II studiò diventando vescovo prima e cardinale poi.
Entriamo nel cortile ed una voce da dietro ci intima di aspettarlo...
Credo fosse un prete che faceva il "palo" all'ingresso, incredibile, parla spiaccicato al papa, in italiano polacchizzato, quasi sembra la sua registrazione.
Abituato all'italì penso malignamente "adesso ci farà pagare l'ingresso o cercherà di rifilarci qualche cimelio...", mi devo subito ricredere, dopo pochi e rilassati convenevoli ci accompagna nel cortile e ci mostra tutte le foto del pontefice da ragazzo fino ai giorni nostri, ci mostra la statua primo monumento in polonia del papa e con un sorriso angelico ci regala dei santini...
Ma si dai, non sono assolutamente credente ma alcuni preti sono veramente simpatici e cordiali, ciao amigu! Ci vediamo alla prossima!
E speriamo che non sia al mio funerale però, eheh !!! Strizzatina ai marroni e via.
Veloce visita alla carinissima chiesetta appena davanti, foto del papa e fiori ovunque.
Li comprendo per quale motivo il mio carissimo amico Mauro voleva giungere fino a Kracovia...
Accende un cero per suo figlio che ha dei problemi, fortunatamente non gravi, sono sicuro che li risolverà.
E' bello vedere dopo tante immagini di sofferenze l'amore di un padre come Mauro che se dovessi incontrarlo per strada direi incapace di provare emozioni.
I suoi occhi luccicano accendendo la candela e pensando al suo bambino, che tenero...
Tamara intanto ne accende uno per il suo povero vecchio nonno che sta molto male...
Io ne avrei da accendere di candele, non basterebbero tutte quelle della città ma non sono credente e preferisco abbracciare il mio fido zainetto da competizione Tamara e il mio vecchio amico Mauro condividendo il loro dolore, per quello che può servire, il mio cuore è sempre con loro...
Non so cosa spinge l'essere umano a credere in qualcosa, forse gli da coraggio, forse sollievo, io non riesco, ma se a loro conforta è giusto che lo facciano.
Usciti dalla chiesa fuggiamo verso la piazza principale, è bellissima ed immensa, c'è una parata militare, chissà per quale ricorrenza...
Visitiamo la Chiesa di S. Maria Vergine dove Karol Wojtyla XXXXXXXXXXX per molti anni prima di diventare pontefice, dove folle oceaniche si riunivano solo per lui.
E' stato un grande uomo mediatico, grande personalità, grande umanità, e se lo dico io che non mi ricordo da che parte si inizia a fare il segno della croce...
Visitiamo l'interno, veramente bello, accendiamo altre due candele.
Questa piazza è stupenda, varrebbe la pena di fare una visita più approfondita ma purtroppo il tempo stringe e dopo un fugace pranzo in un localetto li vicino, entriamo in un negozio per acquistare due cartoline.
La tizia del negozietto stupita ci chiede cosa facessimo li nel mese di novembre in moto, ridendo ci ripete più volte che eravamo stati fortunati, qui in inverno la temperatura scende anche a -25 gradi!!! Brrrrrrrrrrrrrr!!!
Riprendiamo la moto per ripartire verso la Repubblica Slovacca.
Tutta statale fino al confine, strada molto lenta ed il sole è già basso, un incidente fortunatamente non grave ci rallenta ulteriormente.
Entriamo in Slovacchia, chiamata da Mauro continuamente Slovenia, non so se per un lapsus o un raptus, ihih :¬)
Facciamo un po di strada, tutta bassa montagna e grigi paesini, troppo grigi!
Infatti, ormai nelle tenebre attraversiamo un paesello e poco prima di uscirvi una breve ma intensa luce mi abbaglia gli occhi, neanche il tempo di pensare che ci vediamo una paletta della pula sbucare all'improvviso, ma pork!
Ci chiedono subito i passaporti e farfugliando ci fanno capire che il limite era dei sessanta mentre noi andavamo ad ottanta, a parte il fatto che non era vero e potevano anche chiudere un occhio, come di routine ci chiedono subito i danè...
Chiediamo "amigu, quanti soldi?", farfuglia "duemila e duemila" che corrispondono a cinquantotto euro a testa, maledetti!
Controlliamo i pochi soldi che avevamo cambiato in frontiera ma non ci bastano, li mostriamo ma niente da fare, insiste "duemila, duemila", chiediamo se c'è un cambio, risposta negativa, gli mostro ancora i pochi soldi e insiste "duemila, duemila", vafanguuuullllo!
Avevamo duemila in due e dopo una lunga insistenza il pulotto va dal suo capo farfugliando qualcosa e ritorna con l'accordo, vanno bene mille a testa...
Incazzati neri riprendiamo la strada ma poco dopo dobbiamo fermarci nella prima cittadina, non sarebbe saggio proseguire sulle montagne con il buio pesto e la temperatura che scende, c'è il rischio che ghiacci, ormai la giornata è andata...
Nel centro della cittadina troviamo un bellissimo alberghetto con una simpaticissima ragazza che incredibilmente..... Parla italiano!!!
Chiediamo di poter mettere le moto in un garage e gentilmente ci chiama il padrone di un garage che sta nel suo piazzale per venire a portarci le chiavi.
Nell'attesa vedo un bellissimo cagnetto che scodinzola dietro ad una ringhiera, lo accarezzo e questo impazzisce dalla gioia.
Nel frattempo il padrone del garage arriva e ci da le chiavi, parcheggiamo le moto e nel rientrare in albergo saluto il cagnetto, apro la porta e Mauro con fare stupito mi dice "Simo, guarda il cane cosa sta facendo...", ma non ci credo, è andato a prendere una palla e me la sta mostrando per giocare, va bene, anche se sono stanco morto giochiamo un po!
Poco più tardi dopo una doccia ustionante scendiamo a cenare e a fare conversazione con la simpatica slovacca, ma siamo stanchi morti, andiamo a dormire che è meglio, domani sarà una giornataccia!
Prima di coricarci diamo uno sguardo alla televisione, incredibile, anche qui il maledettissimo Big Brother!!!
La mattina è tutto ghiacciato, facciamo una colazione inverosimile accompagnata da musica dei Ricchi e Poveri (con tutta la bella musica italiana guarda che ci fanno ascoltare hehehe), salutiamo e ci dirigiamo verso le moto...
Il cagnetto mi vede e scappa via, ma caz, dove vai, non vuoi nemmeno salutarmi?!
Incredibile, torna di corsa portandomi nuovamente la palla per giocare, gioco un po e poi voliamo via, mi spiace amico cagnetto, se avessi avuto spazio ti avrei portato a casa insieme ai miei altri sei, ciao alla prossima!
Partiamo, il contachilometri segna 110246 chilometri, pochi minuti immersi tra una curva all'ombra ancora ghiacciata ed un paesino, su una statale deserta, che appena dopo aver sorpassato una macchina mi ritrovo ancora una paletta in mezzo alla strada, ggrrrrrrr!!!
Penso "adesso mi danno una multa per aver sorpassato...", invece no, con fare impassibile ci ricantano la solita tiritera "c'è il limite dei sessanta ed andavate a ottanta...", ma questi ci prendono per il cu...?! Sbagliato anche questo...
Quelli che ci hanno preso per i fondelli sono stati quelli della sera prima, infatti ora invece di cinquantotto euro a testa ce ne chiedono tre scarsi, ieri sera ci hanno gabbato alla grande quei maledetti!!!
Il pulotto più giovane assieme ad un suo collega, sogghignando ci chiede i passaporti, sfoglia le pagine e all'improvviso gli cade la faccia a tutti e due, sia mai che abbiano visto i visti di Iran, Pakistan, Tunisia, Turkia ed altri? hehehe :¬)
Ripartiamo incazzati neri, non tanto per questa multa che di per se è ridicola ma per la truffa della sera prima, qui mi sa che funziona ancora così...
Un susseguirsi di belle montagnole, curve e paeselli deserti ci accompagnano per tutta la mattinata, la strada è bella ma inverosimilmente lunga, questa sera dobbiamo essere a casa e mancano ancora molti chilometri da percorrere...
Dopo quasi trecento chilometri di montagnole finalmente arriviamo a Bratislava e dopo altri sessanta rimettiamo piede in Austria, siamo arrivati a Vienna.
Ci fermiamo per un boccone volante e via verso questo lunghissimo trasferimento autostradale, pieno e dico PIENO di telecamere e postazioni fisse verso Graz, Klangefurt e la frontiera italiana...
Appena rientrati in Italia ci rendiamo subito conto di essere un paese incivile alla guida, ricominciano le macchine che se non ti sposti ti passano sopra, gente che ti lampeggia con insistenza almeno sei chilometri prima, manovre azzardate, volgarità ad ogni metro...
Pioviggina, è già buio pesto e siamo stanchissimi, poi con tutti questi pazzoidi in giro dobbiamo stare molto attenti...
Poco dopo Udine sento un rumore assordante, come se al posto del mio cancello avessi sotto un jet, non tanto a velocità costante ma in apertura.
Fa talmente tanto rumore che le macchine quando mi sentono aprire si spostano come le acque con Mosè!!!
Ci fermiamo e mi accorgo di aver spaccato il compensatore delle marmitte, una bella e veloce legatina con del fil di ferro "recuperato" giusto per non perdere il pezzo e trovarmelo sotto la ruota a centotrenta, e via che si riparte, certo che fa un casino...
Dopo ore ed ore di autostrada superando la tangenziale di Milano finalmente arriviamo ad Arluno.
Salutiamo Mauro, siamo stanchi morti, io e Tamara siamo ormai sordi per il compensatore, ci abbracciamo tutti quanti e via verso casa...

E' stata una gran faticata, quattro giorni intensi e 2924 chilometri attraverso Italia, Austria, un pezzetto di Germania, Repubblica Ceca, Polonia e Repubblica Slovacca, arriviamo a casa e non riesco a dimenticare le immagini che ho visto e le persone che ho conosciuto, siamo stati fortunati ad aver deciso di intraprendere un viaggio giusto, un viaggio verso la verità...

Ciao a tutti, iBaby :¬) - simone@marchetti.ws

LE MOTO DEL VIAGGIO (e che moto!)
La mia inseparabile amica in mille avventure dal Pinguinos a Capo Nord, dalla Francia alla Grecia, dalla Germania alla Turkia, dalla Danimarca alla Tunisia, dalla Jugoslavia all'Iran ed altri ancora.
Una Moto Guzzi CaliforniaEV 1100 ie del '99 rosso/panna con all'attivo oltre 110000 chilometri (e tanta voglia di farne altrettanti), di cui il 95% fatti con il mio fedele zainetto da competizione, amore della mia vita, sopportatrice instancabile, Tamara (povera santa).
La moto di Mauro, una Honda Pan European 1300 ie del 2005 grigio metallizzato con quasi 20000 chilometri sulle spalle.
Motore brillante ed elastico, ciclistica stupenda nonostante la stazza, particolari ben curati.

CONSIGLI UTILI? FORSE...
Non mi sento di dare dei veri e propri consigli per affrontare un "mini-viaggio" come questo, ci vuole solo la voglia e qualche giorno disponibile.
Tutto sommato abbiamo speso poco più che fare un fine settimana in Italia, che tenuto conto del lungo trasferimento è tutto dire...
Comunque fra autostrade, benzina, alloggio di ottimo livello e cibarie varie in abbondanza avremo speso in due 400,00 euro circa (comprese le multe!).
Forse la parte più costosa è stata proprio la tratta di andata e ritorno sulle salatissime autostrade italiane, tenendo conto anche del costo della benzina che oramai ha raggiunto prezzi elevatissimi, solo l'Italia c'è costata 140,00 euro circa.
In Repubblica Slovacca, Polonia e Repubblica Ceca il costo della benzina è sotto l'euro e i piccoli tratti autostradali sono gratuiti.
La vita costa pochissimo pur mangiando e alloggiando in locali di ottima qualità, certo và considerato anche il periodo, certo non di alta stagione; inoltre per la sosta abbiamo evitato le grandi città più conosciute, ma ad ogni modo siamo riusciti a mantenere i costi ad un livello più che accettabile.
Le carte di credito sono utilizzate ovunque come l'euro, ma oltre alle carte, personalmente preferisco usare moneta locale, è più bello.
Poi ovviamente vanno usate tutte quelle precauzioni che comunque siamo soliti usare anche sotto casa: legare sempre la moto, scegliere posti che danno l'impressione di essere tranquilli per il pernottamento, evitare in tutti i modi di litigare con gli abitanti
Non fare i soliti turisti ignoranti, non sporcate, ringraziate sempre, il sorriso in faccia apre sempre mille porte e vi da la possibilità di parlare con la gente del posto, anche questo è importante.
Un paio di cartine stradali (qualunque andrà bene), due paia di mutande, un maglione, tuta e guanti invernali e via, però mi raccomando...
Fate il pieno alla moto prima di rimanere a piedi!!!


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