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Asia 2006
dal gange al ticino in motocicletta, percorrendo le vie dell'anima
Periodo: Luglio - Settembre 2006 Giorni: 55 Km percorsi: 17128
Paesi attraversati: India, Pakistan, Iran, Turchia, Bulgaria, Serbia, Croazia, Slovenia, Austria, Italia

Copertina Asia 2006 Mappa Asia 2006:

Mappa Asia 2006
Articolo Asia 2006 pubblicato su BikersLife di Febbraio 2007:

Articolo Asia 2006 pubblicato su BikersLife di Febbraio 2007
Articolo Asia 2006 pubblicato su BikersLife di Marzo 2007:

Articolo Asia 2006 pubblicato su BikersLife di Marzo 2007
Articolo Asia 2006 pubblicato su Ottocilindri di Ottobre 2007:

Articolo Asia 2006 pubblicato su Ottocilindri di Ottobre 2007
Articolo Asia 2006 pubblicato su Moto ON-OFF Lombardia di Ottobre 2006:

Articolo Asia 2006 pubblicato su Moto ON-OFF Lombardia di Ottobre 2006
Il DVD del grande viaggio ASIA 2006 - Slideshow di foto:

Il DVD del grande viaggio ASIA 2006 - Slideshow di foto
Intervista su Biker Explorer TV durante il raduno dei Germi Tuscany 2007:

Intervista su Biker Explorer TV durante il raduno dei Germi Tuscany 2007
Intervista di Davide Cacciatore sull'India:

Intervista di Davide Cacciatore sull'India

Asia 2006: ITA Ehi tu! Hai mai visto una Guzzi sul tetto del mondo?
Dal Gange al Ticino in motocicletta - di Simone Marchetti e Tamara Marzolla

Un grande viaggio lascia il segno, ti fa capire che conoscere è giusto, che i paesaggi incontrati sono importanti ma secondari, l'uomo è la chiave di tutto.
Spesso chi viaggia tralascia questo fondamentale dettaglio dando spazio al proprio egoismo, perdendo l'opportunità di trasformare il proprio individualismo per il viaggio, in qualcosa di più.
Nel 2004 feci un viaggio in Iran, il contatto con la gente fece sbocciare definitivamente in me la voglia di viaggiare anche per le persone incontrate, se conoscere è importante per me lo è sicuramente anche per chi non conosce la mia cultura.
Aprirsi agli altri provoca inevitabile comprensione reciproca, e questo sviluppa in noi la voglia di conoscenza.
Ed è questa voglia di conoscenza che ci porta prima a sognare e poi concludere questi viaggi, che io chiamerei: esperienze di vita.
E' difficile riassumere in poche righe quello che si prova, quello che si vede in un viaggio così lungo e travagliato. Per gli amici di Bikers Life su invito del gentile direttore Moreno Persello, ci proverò.
Giovedì 27 Luglio, dopo mille procedure burocratiche e mille preparativi, finalmente si parte!
Sia io che Tamara siamo emozionati come bambini al primo giorno di scuola... Certo, questo è un viaggio molto più impegnativo del solito, ormai ci siamo, il nostro sogno è realtà!
E' strano, siamo sempre stati abituati a caricare la moto, salutare genitori ed amici, dar due colpi di gas al V di 90º e via, partire per il viaggio, ora non è così.
Prendiamo l'aereo ed arrivando a New Delhi il primo impatto non è dei migliori, arriviamo di notte e decidiamo di dormire qualche ora in aeroporto su delle poltrone fatiscenti come degli sfollati, il fuso orario non ci aiuta.
Alle prime luci dell'alba decidiamo di uscire per prendere un taxi ed entriamo nel delirio... New Delhi, un'immensa megalopoli di 15 milioni di abitanti, pattume e disperati ad ogni angolo di strada e un odore nauseabondo.
L'approccio con la gente ci fa capire da subito che l'India tanto sognata non è l'Iran dove la gente era cordiale ed ospitale.
L'India che cerchiamo, paese di grandi persone come il Mahatma Gandhi e l'esiliato Dalai Lama, per ora non la troviamo.
Sostiamo a New Delhi quasi cinque giorni costretti da tempi interminabili per lo sdoganamento della moto, la dogana indiana è un'esperienza che non raccomando a nessuno.
Alla fine però, la moto arriva, nella sua cassa, sopra un camioncino, ovviamente da scaricare a mano in una vietta piena di mucche, persone e immondizia.
Dopo mille imprevisti ed il morale ormai a terra, incredibilmente il martedì pomeriggio, le gomme della mia inseparabile CaliforniaEV toccano finalmente le strade dell'India.
La guida a sinistra non da problemi, semmai ne da la guida pericolosissima degli indiani.
Senza nessun intoppo e su una strada tutto sommato accettabile raggiungiamo Agra dove troviamo rifugio in un albergo.
La mattina seguente di buon ora andiamo a visitare il famoso Taj Mahal, veramente bello ma pieno di gente insopportabile fino al punto di non farcelo gustare a pieno.
Ripartiamo verso Jaipur immaginando che la strada fosse come quella percorsa il giorno prima, ma ci sbagliavamo alla grande!
La strada è completamente dissestata e piena di automobilisti e camionisti senza scrupoli che ci gettano più volte fuori di strada.
Panico, dopo pochi chilometri la moto si ferma, chiamo tempestivamente l'amico Uberto che mi indirizza subito verso il problema esatto, il relè del quadro, è fulminato ed ho la batteria a terra.
Una lotta furibonda per non farci rubare gli attrezzi dalla folla di bambini che si era radunata attorno alla moto mentre cambiavo il relè... su, da bravi, andate a giocare a nascondino sui binari del treno!
Un ragazzo però ci accompagna da "un'elettrauto" e ci fa caricare la batteria, ormai la giornata è persa e ci fermiamo poco dopo, gentile.
L'indomani è una terrificante lotta contro le strade indiane ed i suoi abitanti, ma alla fine non so come, arriviamo. Usciamo dall'Uttar Pradesh entrando in Rajastan a Jaipur dove visitiamo il famoso palazzo dei venti.
La città è oscena ed il palazzo poi, non è granchè, quindi poco dopo la visita decidiamo di recuperare un po' del tempo perso proseguendo verso Pushkar dove, a dire dalla nostra guida, si trova un grazioso laghetto con cittadina tranquilla ed abbastanza ordinata.
Ci arriviamo sotto un po' di monsone ed una volta trovato un albergo appena decente, facciamo una volata in centro, una vomitevole schifezza.
Strade piene di escrementi di non si sa chi nè cosa, rifiuti di ogni genere sparpagliati ovunque ed anche qui una miriade di gente maleducata e noiosa, mi negano perfino di fare delle foto al lago perchè ritenuto sacro, dovrò farle di nascosto.
Ricevo una mail dall'amico Italo Barazzutti: ha la grande capacità di scrivere due parole piene di significato che mi bastano a rilassare la situazione verso gli indiani, facendomi capire cose che avevo momentaneamente scordato, grande Italo!
Il giorno seguente impazza una tempesta monsonica, è tutto completamente allagato e dobbiamo attendere sera per poter uscire dall'albergo e visitare il poco rimasto.
E' sabato, si riparte! Il tempo è incerto ma non possiamo fermarci ancora, abbiamo già perso troppo tempo e le cose da vedere sono ancora molte.
Facciamo un centinaio di chilometri in totale sterrato con pozze di fango che anche i camion guadavano a fatica, abbiamo avuto qualche difficoltà ma alla fine siamo arrivati nella parte desertica, fino a Bikaner.
Qui visitiamo il famoso tempio dove vengono venerati i topi, ti camminano in mezzo ai piedi come se niente fosse, la gente gli da il latte e li lascia dormire ovunque, molto particolare, a me è piaciuto, a Tamara un po' meno, chissà perchè! Squit!
Vogliamo tagliare un po' di strada, così a partiamo a razzo su una strada di altri seicento chilometri di solo deserto, un caldo infernale, molto pericoloso ma prima che cali il sole siamo a Jaisalmer. Neanche il tempo di trovare l'albergo che si mette a diluviare, ci dicono che non pioveva ormai da sette anni, ovviamente il nostro arrivo ha convinto il Creatore ad allagare la città, ma ha importanza, poichè durante la sosta forzata conosciamo Mario e Paola, due turisti fai-da-te che arrivano dal loro viaggio asiatico partito dal Tibet.
Le loro impressioni sull'india sono identiche alle nostre, passiamo una piacevole serata e poi via a nanna, il caldo sole di oggi mi ha fatto venire la febbre!
La mattina sono ancora un po' stordito ma non mollo, e con Mario e Paola andiamo a far visita allo splendido forte di Jaisalmer con le sue haveli, vecchie residenze di ricchi mercanti, tutto bellissimo ma troppo turistico per i miei gusti. Il pomeriggio facciamo un'escursione in cammello nel deserto: affascinante, ma verso sera dobbiamo scappare perchè sta arrivando nuovamente il monsone, che allagherà nuovamente la città e tutti i suoi dintorni.
Lunedì, tra una buca, un pezzo di sterrato, un camion omicida ed una mucca arriviamo a Jodhpur, chiamata la città azzurra, troviamo subito riparo per la nostra moto e fuggiamo a visitare l'ennesimo forte. Ci accompagna un conducente di motorisciò talmente vecchio che sarà nato nell'epoca dei Marajà, la vista è stupenda, in effetti le case son tutte dipinte di azzurro, ed anche il forte è bello e ben organizzato.
Siamo ancora dubbiosi, la nostra India non l'abbiamo ancora trovata, ma domani è un'altro giorno e non possiamo perdere altro tempo, molte altre cose da vedere ci attendono. Di buon ora ripartiamo su di una piacevole strada attraverso colline infestate di simpatiche scimmie e con una rigogliosa vegetazione tropicale, e finalmente arriviamo ad Udaipur, città decisamente più ordinata di quelle viste finora e costruita attorno ad un lago. Nel frattempo il monsone ci segue e non promette niente di buono.
Il giorno seguente lasciamo i bagagli in albergo ed andiamo verso il Monte Abu dove dovrebbero esserci dei bellissimi templi giainisti. La sorte non ci aiuta, ed appena arriviamo sulla cima delle colline il monsone ci mostra qual'è la sua vera forza, nemmeno il tempo di invertire la marcia che veniamo travolti da un fiume di acqua e detriti, pochi attimi ancora e sarebbero stati guai seri.
Con un po' di fatica guadando la strada completamente allagata rientriamo in città, la polizia ci fa deviare spesso per colpa delle strade impraticabili, ma alla fine, completamente inzuppati, riusciamo a rientrare in albergo ed in qualche modo asciugarci i vestiti. Verso sera smette di piovere, così decidiamo di visitare la città per poter scappare il giorno dopo, non possiamo continuare a stare sotto il pericolo costante del monsone.
Prendiamo un battellino che attraverso il lago ci porta ad un'isola dove il Marajà fece erigere la sua residenza... graziosa!. La guida chiama questa città la Venezia d' Oriente, non vi nego che il paragone è addirittura paradossale, chi ha scritto la guida non ha mai visto la nostra stupenda città.
Su di un'isoletta re-incontriamo altri due italiani conosciuti a New Delhi, Mirko e Katia, anche loro hanno le nostre stesse impressioni sull'India, comincia a non essere più un caso.
Ci informano che nel Guajrat, e più precisamente a Diu (che era la nostra prossima meta) è tutto bloccato per inondazioni, è impossibile arrivarci, così decidiamo di allontanarci dai monsoni puntando direttamente verso Varanasi e successivamente Katmandu in Nepal.
La mattina partiamo come sempre di buon ora ma il tempo non promette niente di buono ed infatti appena cinquanta chilometri dopo, viene giù tanta acqua che anche dei pesci morirebbero annegati. Tentiamo invano di tagliare verso l'interno ma dopo due ore perse dentro una città sotto l'acqua, alla ricerca di indicazioni inesistenti con la gente che ti prendeva in giro, riprendiamo la strada principale, fino a raggiungere nuovamente Jaipur dove finalmente spunta un po' di sole.
Ma dobbiam fare altra strada, e così non molliamo fino a che non arriviamo allo stesso albergo dove ci fermammo dopo il guasto del relè; a nanna presto, domani sarà una giornata terribile.
Come volevasi dimostrare la strada verso Varanasi è infernale, rientriamo in Uttar Pradesh, buche ognidove e traffico impressionante, rischiamo spesso la vita. In mezzo ad un bordello una macchina mi trancia un bauletto, la mia rabbia si manifesta nel modo peggiore, metto la moto sul cavalletto e inseguo la macchina a piedi in mezzo al traffico, gli salto sul portellone piegandoglielo, salto giù e gli spacco un fanale con una scarpata poi vado verso il conducente per tirarlo giù dall'auto e questo si gira e che fa? Ride! Ride come un deficiente! Mi chiedo "ti ho appena spaccato un fanale e ridi???". Lascio perdere, torno alla moto, lego in qualche maniera il bauletto e ripartiamo arrivando a Varanasi a buio inoltrato dopo 650 km in 14 ore filate senza soste, siamo stremati. Ci infiliamo nel primo albergo, una doccia veloce e subito a nanna, sento che c'è qualcosa che non va.
La mattina infatti mi sveglio con un febbrone da cavallo che persiste per tre giorni filati, mi imbottisco di medicinali portati da casa ed il quarto giorno, ancora non completamente guarito visitiamo la città sacra. Varanasi ed il povero Gange sono delle letamaie, gente che fa i suoi bisogni per strada, altri che fanno di tutto per farci sentire fuori posto: rimaniamo molto delusi, i famosi gath, scalinate dove la gente scende a fare le abluzioni religiose sono uno specchietto per le allodole, molti cercano di noleggiarci i propri morti durante le cremazioni per utilizzarli come modelli per le nostre foto . Mi spiace, io a questa prostituzione non partecipo!
Non fatevi illudere dai "viaggiatori" che portano a casa foto di santoni sorridenti, sono tutte pagate. La vera India, forse non c'è, o forse non è qui...
Molti viaggiatori tornano dall'India estasiati; proprio a loro voglio dire che il trucco io e Tamara l'abbiamo scoperto, e consiste semplicemente nell'arrivare a New Delhi, andare direttamente in albergo, e farsi programmare una visita con autista con il compito di far da guida e da guardia del corpo allo scopo di tenere i mendicanti lontani dai turisti.
Vengono così portati solo in certi locali dove ci sono persone pagate per sorridere e stringere mani, poi da santoni pagati per essere fotografati e così via; poi tornano a casa felici e contenti con un'idea dell'India totalmente diversa dalla nostra, ma è solo finzione. Noi, in moto, in mezzo alla gente eravamo in balía di tutti gli abitanti del luogo, ed abbiamo capito che la verità è tutt'altra cosa.
Mercoledì 16 Agosto, sfumata anche l'idea di visitare Katmandu dopo aver perso altri giorni preziosi decidiamo di andare a farci una sosta rilassatrice su di un lago nel basso himalaya a circa 2000 metri, nella regione dell'Uttaranchal, un giorno e mezzo e siamo già lì. Sul lago di Nainintal, un piacevole rifugio senza turisti stranieri, il comportamento degli indiani è completamente diverso, la gente è cortese, si sta bene ed in pace, ma il monsone continua a non ci dà tregua.
E' già venerdì, decidiamo di fare un giro sulle montagne circostanti, riusciamo a vedere parecchi piacevoli laghetti, e per poco tempo il cielo cupo ma senza pioggia ci permette di godere di questo luogo, ma ben presto le nuvole si abbassano formando una nebbia fittissima che ci costringe a tornare indietro. Non prendiamocela, è andata così, dopotutto un viaggio di questo tipo nasconde molte insidie e queste sono piccole cose al confronto di ciò che ci è successo finora.
Passiamo tutto il sabato chiusi in albergo con il monsone che impazza, anche se siamo amareggiati per tutte le sventure e per il mancato contatto con la gente abbiamo la testa piena di immagini che andavano rielaborate con calma. Non è affatto detto che una cultura possa piacerti, l'importante è conoscerla per capirne le particolarità e noi lo abbiamo fatto, senza chiudersi a priori nelle proprie convinzioni e presunzioni.
Ripartiamo sotto l'acqua, non possiamo fermarci, questa notte Tamara salirà sull'aereo per ritornare in Italia, la prima parte del viaggio è finita, lei è triste ed io sono un po' confuso.
Il rientro nel caos di New Delhi non mi fà più paura, ormai la mia guida si è ben ambientata, ritroviamo nuovamente il Gange e lo salutiamo definitivamente. La notte prendiamo un taxi ed accompagno Tamara in aeroporto, lei piange ma è normale, io sono strano, la saluto "stai tranquilla piccola, sai che di me ti puoi fidare!", forse non è vero ma ormai è così...
Ci sono diversi motivi per cui ho voluto che tornasse a casa, uno di questi è il rischio che avrei potuto correre attraversando il Pakistan, il doversi smazzare tutto il lungo viaggio di ritorno con ritmi che non avrebbe saputo tenere, ma anche perchè mi ero ripromesso di fare cose che avrei dovuto fare da solo, mantenere delle promesse...
Sono costretto a stare due giorni in questa demoniaca città, sto aspettando un pacco contenente le pastiglie dei freni completamente consumate dalle strade indiane, mio padre Piero me le ha spedite dall'Italia, speriamo che non tardino ad arrivare. Ogni tanto faccio un giro in città per non perdere l'allenamento, i conducenti indiani ormai devono solo temermi, non c'è più nessuno che mi ferma ahah!!! In uno di questi giri mi fermo a far due foto all'IndiaGate, ma appena sceso dalla moto una decina di persone a bocca aperta mi chiede se ero di Novara, "Certo, di Cameri", rispondo io. Erano tutti di Novara ed hanno voluto immortalare l'evento, una Guzzi condotta da un novarese incontrato all'IndiaGate di New Delhi, spettacolo!
Il secondo giorno, nel pomeriggio arrivano le pastiglie, le cambio in un minuto, faccio un controllino a tutto il mezzo, domani inizia la sfida! Mercoledì 23, ancora con il buio alle 4,30 di mattina parto, direzione Ladakh, a tratti piove ma sono carico e motivato, in una volata mi faccio 700 km di cui 300 di montagna e 150 di sterrato estremo con fango e ciottoli, scalando anche il primo passo impegnativo a 4000 mt., sosta a Keylong dopo quasi 15 ore filate.
La mattina seguente sono ancora stanchissimo ma non demordo, mancano solo 380 km per arrivare a Leh, il problema che su strade come queste potrei anche metterci giorni interi.
Infatti le strade sono terribili, a tratti sterrato, mulattiere con ciottoli e ruscelli da guadare alternate a poco asfalto anche peggio dello sterrato. Qui qualcosa è cambiato, i bambini mi sorridono e mi danno la mano, la gente è simpatica, e c'è un panorama che lascia senza fiato. Faccio molta fatica a proseguire, ma la mia fida California supera anche questo ostacolo e mi porta fino a Leh prima che faccia sera, passando uno dopo l'altro quattro passi alle considerevoli quote di 4900-5000-5070-5300 metri. Sono esausto e la schiena mi duole per le buche, non ho mai visto una strada come questa, vedere per credere. Un passeggiata per la graziosa cittadina e poi subito a nanna, domani è il giorno più importante di tutto il viaggio, non posso fallire.
Mi alzo presto e vado verso la mia meta, sono molto nervoso, non so ancora se riuscirò a farcela ma sono ottimista, arrivo ad un check point militare e mi fanno capire che devo tornare indietro, ci vuole un permesso apposito per passare di li... non è possibile, chissà quanto ci vorrà, non mi dò per vinto! Degli italiani conosciuti la sera prima mi chiedono se ero intenzionato a battere l'ennesimo record con la mia Guzzi; naturalmente gli rispondo: "fosse l'ultima cosa che faccio!".
Scendo in una volata verso Leh, e chiedo in ginocchio al fratello dell'albergatore di farmi avere il permesso il prima possibile, è importante! No problem, mi risponde, e in un'oretta il permesso arriva. Schizzo via, arrivo al check point, gli sbatto il permesso in faccia e proseguo, la tensione sale, ho la pelle d'oca... Il guzzone con poche carezze al serbatoio mi porta senza problemi a conquistare il primo obiettivo. Ehi tu! Hai mai visto una Guzzi sul tetto del mondo? Kardung La Pass - 5602 metri, il passo più alto del mondo, ce l'ho fatta siiiiiiii!!!
Foto ricordo con i militari che erano sul posto, ridiscendo. Duecento metri più sotto mi fermo e dopo un urlo liberatore mi metto a piangere come un bambino, senza potemi fermare.
Sono due i veri motivi per cui ho intrapreso questo folle viaggio, il più importante è sicuramente la promessa fatta poco più di un anno e mezzo fa ad un amico...
Un amico che purtroppo non è più qui con me per poter festeggiare l'evento, un amico a cui promisi di raggiungere questo obiettivo, che per me era ormai diventato come una specie di debito da saldare. Mi fermo per una mezz'ora a contemplare, sono qui, sul tetto del mondo, basta alzare un dito per toccare il cielo, ciao amico...
Così piangendo scendo dal passo e vado alla ricerca dei monasteri buddhisti, disseminati in questa vallata desertica resa appena fertile dal passaggio del fiume Indo ancora in fasce.
I monasteri e gli stupa sono bellissimi, la gente è sorridente, mi sento bene, sono soddisfatto, finalmente ho trovato la mia India...
E la mia California a dispetto di tutto ciò che si dice in giro, mi ha dato più di quanto mi sarei aspettato, ha infranto dei veri tabù... ha percorso strade che moto enduro avrebbero fatto fatica a percorrere, i soliti maligni dovrebbero ricredersi.
Il giorno dopo riparto, devo scendere fino ad Amritsar, sul confine Pakistano, c'è ancora molta strada da fare prima di arrivare a casa. Ripercorro l'infernale strada fermandomi in un accampamento di tende situato in una "vallata" a 4200 metri di quota, è stupendo e fa freddo, riparto la mattina prima dell'alba. Mi copro con tutto quello che posso, perfino con una coperta infilata sotto il giubbotto, infatti il mio abbigliamento tecnico è composto da pantaloni e camicia ultraleggera e giubbotto di jeans, scarpe da trekking, stop.
La luce dell'alba mi accompagna per buona parte della strada, c'è un'aria magica a cui non so dare spiegazioni, macino strada su strada spesso sotto la pioggia, arrivando di notte ad Amritsar, dove conosco due ragazzi tedeschi con AfricaTwin arrivati lì dopo un viaggio di otto mesi con partenza dall'Australia! La mattina visita veloce allo stupendo tempio d'oro dei Sikh, una delle cose più belle che ho visto nell'India continentale, torno all'albergo per prendere la moto e ritrovo i due tedeschi, si passa la frontiera assieme?? ok!
Dopo qualche ora in mezzo ai noiosissimi doganieri indiani entriamo nel border pakistano, accolti con narghilè, chay e biscotti, Welcome to Pakistan!
Ci catapultiamo a Lahore dove ci fermiamo in una topaia per 1,5 euro a testa in camerata insieme ad un altro tedesco, un pakistano ed un messicano, giro per la città e rientro in albergo. Domani i tedeschi andranno verso Islamabad, io devo scendere velocemente verso sud. Mi fermo a Bahawalpur; in qualsiasi posto io mi fermi a fumare una paglia c'è sempre qualcuno che arriva a salutarmi pretendendo di offrirmi qualcosa. Visito il bazar e la moschea e faccio la cosa che mi riesce meglio con le persone simpatiche, passo la giornata a stringere le mani e ad ascoltare ciò che loro vogliono dirmi... Ma i pakistani non erano pericolosi ?? evidentemente è proprio vero: tutto il mondo è paese.
Ad un certo punto sento sempre più forte lo sconsiderato desiderio di andarmi a vedere un forte in mezzo al deserto, ma si, che sarà mai? Dopo due ore perse per trovare la strada priva di indicazioni arrivo sulla strada giusta ma... ad un certo punto l'asfalto sparisce e mi ritrovo su di uno sterrato; più avanti anche lo sterrato sparisce ed al suo posto mi ritrovo soltanto con evanescenti segni di copertoni fra terra battuta e dune di sabbia, non capisco, il forte dovrebbe essere vicino!
Dopo diversi chilometri finalmente trovo dei guardaparco, dai quali vengo accolto con molta gentilezza, e che si offrono di accompagnarmi in mezzo a dune ed acquitrini in cui mi affosserò più volte, per poi lasciarmi in consegna ad altri guardiaparco che estremamente emozionati mi faranno visitare il fantastico forte; la gente qui è stupenda, cose da non credere. Oggi ho rischiato parecchio, con la mia moto non dovrei azzardarmi ad andare solo per le dune di sabbia... ma del resto, solo l'altro giorno pensavo che questo bel cancellone rosso-panna mi avesse dato ormai tutto, invece ancora una volta è riuscita a stupirmi, dimostrandomi di essere una grande moto, ovviamente guidata da un pazzo scatenato eheh!
Riprendo la mia strada verso Moenjadaro, a sera mi fermano due tizi che "sembrano" essere poliziotti; con estrema faccia tosta pretendono dei soldi per permettermi di proseguire. Senza lasciarmi intimorire fingo di poter chiamare la mia ambasciata col cellulare (in mezzo al deserto), e tutto ad un tratto cambiano idea e mi fanno passare.
Arrivo a sera tarda, stanco morto. La mattina visita della necropoli, a dire il vero poco interessante ma che mi ha dato ancora una volta la possibilità di parlare con persone stupende che mi hanno spiegato dal vivo quali sono i problemi del luogo, un esperienza favolosa. Riparto verso Quetta, città nei pressi del confine afghano, ad un certo punto un pulotto tenta di fermarmi, niente da fare amico, ho fretta, accelero e gli faccio volare via il cappello, ma trenta km dopo, in una cittadella, due pickup e poliziotti con mitra puntati mi sbarrano la strada, è finita, penso.
Hanno avuto l'ordine di scortare i pochi turisti fino a Quetta perchè tre giorni prima il governo aveva ucciso un capo secessionista ed in città c'era tensione... Fanno la staffetta con varie pattuglie, sempre gentilissime e pronte ad offrirmi tutto ciò che avevano, spettacolari, arriviamo di notte in città e vengo scortato fin dentro l'albergo.
La mattina dopo, da solo, a piedi e senza pulotti intorno mi infilo nella prima via con un po' di movimento, è un tripudio, passo tutta la giornata qui fra strette di mano, abbracci, chay, gente che mi invita in casa e pashtun che mi parlano dei problemi della zona, chi l'avrebbe mai detto, pur senza vedere niente di archeologico ho passato una delle più belle giornate del viaggio.
Sabato 2 settembre riparto verso l'Iran, mi aspettano 700 km di deserto bollente, mattina presto si parte. Faccio il pieno alla moto, ad un fustino ed una bottiglia, continui check point della polizia mi fanno perdere tempo prezioso, però vengo ricambiato dalla loro squisita gentilezza. Fa un caldo incredibile, talmente alto che l'aria quando mi entra nei polmoni me li brucia, tempeste di sabbia bollente mi ardono la pelle, ed il motore sbuffa vistosamente. Ultimo check point ad una cinquantina di chilometri dal confine iraniano, vengo fermato, mi dicono "fermati che fa caldo, siediti qui con noi" e mi offrono un chay, e poi un'altro e un'altro ancora, "no, no tranquillo, stai qui...", nel frattempo passa un camper tipo overland guidato da un francese assieme ad una ivoriana.
Ad un certo punto chiedo ai poliziotti: "c'è nessuno che vende benzina qui intorno?", rispondono "no, solo in frontiera, perchè?", abbattuto replico "sono rimasto a secco!", allora sorridendo esclamano: "no problem! police, no problem...", mah, che avranno voluto dire?
Dopo qualche minuto fermano una macchina, dev'essere un loro conoscente, gli fanno cacciare fuori qualche litro di benzina dal serbatoio e al momento di pagarli mi rispondono che non devo niente mettendosi una mano sul cuore ed abbracciandomi magicamente... Benzina offerta dalla polizia pakistana, incredibile! Sembrano le nostre non propriamente cordiali forze dell'ordine ahah! Arrivo in frontiera insieme ai francesi ed altri camperisti, un tedesco ed una ceca, con cui passerò la notte in una guesthouse da un dollaro a notte!
Domenica, dopo due anni rientro in Iran, ciao ragazzi! Faccio un po di strada con i francesi, visito quel che rimane di Bam, completamente distrutta dal terremoto del 2003, il guardiano mi guarda ed abbassa lo sguardo ancora pieno di dolore, non ci sono parole per descrivere come ci si può sentire di fronte alla perdita di una delle bellezze dell'umanità, una perla nel deserto, Marco Polo ebbe l'onore di vederla ed ora questo è ciò che ne rimane.
Arrivo a Kerman reincontrando i due francesi, ceniamo assieme, sono persone fantastiche, e dire che i francesi non li ho mai amati... Passo una nottata su internet, rispondo alle moltissime email di grandi amici o perfetti sconosciuti che volevano anche solo farmi sapere che seguivano gli aggiornamenti del viaggio attraverso il forum del mio sito o su altri forum amici dove io scrivo. Sono tutti estasiati, ne sono felice, non ho mai viaggiato da solo, eravate tutti quanti con me...
La mattina devo ripartire, la vita del mototurista è così! Visito velocemente una moschea dove ho l'onore di poter vedere con i miei occhi gli artigiani che intagliano la pietra, compongono la ceramica e creano quelle magnifiche decorazioni tipiche della Persia, esperienza unica!
Mi dirigo verso Shiraz, ma in una cittadina vengo fermato da un ragazzo che mi invita nella aziendina del suo capo, dove tra una bibita e dei magnifici pistacchi mi parlano della situazione iraniana, con gli occhi lucidi dalla tristezza. Il regime religioso dell'Iran è incredibilmente oppressivo ed idiota a dispetto della gente che è favolosa, gentile ed ospitale, perdo volentieri del tempo a parlare con loro. Per me viaggiare vuol dire anche ascoltare la gente, certo io non posso fare altro che condividere la loro speranza di un futuro migliore, ma sono convinto che si ricorderanno con piacere di questa nostra chiaccherata, il giorno in cui le cose cambieranno anche per loro: non mollate amici, prima o poi il vostro paese sarà libero!
Arrivo in Shiraz verso sera, immerso in paesaggi bellissimi e gente che mi ferma per strada tentando di invitarmi a casa loro, mi spiace non poter accettare, domani ho una cosa importante da fare, devo portare a termine un altro obiettivo, devo mantenere un'altra promessa... Questa gente è stupenda, non mi stancherò mai di ripeterlo, si perde del tempo ma si guadagna linfa vitale per la mente ed il cuore, non dimenticatevelo quando viaggiate, questo è l'aspetto più bello ed importante di tutti.
Martedì, la mattina sono nervosissimo, prendo la moto senza bagagli e ripercorro strade fatte due anni prima... Dopo un attimo di smarrimento trovo la strada giusta, si è proprio questa! Mi fermo davanti ad una piccola officina, si, è proprio lì, c'è una persona china a riparare un motorino come due anni fà, metto giù il cavalletto, dò due colpi di clacson, si gira, gli cade la faccia per terra per qualche minuto e poi insieme ad una cinquantina di persone delle varie officine limitrofe mi corre incontro...
Mi abbracciano tutti come un eroe, ma lui è il mio amigu, luccicano gli occhi ad entrambi, amiguuuuuu!
Eydizare (chi ha letto il racconto iraniano ancora scaricabile dal mio sito se lo ricorda), il meccanico budrillo che mi aiutò due anni prima per un problema elettrico alla moto e che si dimostrò una persona stupenda portandomi in giro per la città, riparandomi la moto, invitandomi a pranzo a casa sua, con tutta la famiglia sul tappeto ed infine per fare il gesto più bello che io abbia mai ricevuto nella mia vita...
Alla fine di quella bellissima giornata gli chiesi cosa volesse per la riparazione e lui con le lacrime agli occhi guardò prima il cielo, mi abbracciò e mi disse "io sono a posto così, sono felice così...", cosa volete che vi aggiunga, mi chiese di andarlo a trovare prima o poi, io gliel'ho promesso, ed eccomi qui caro amico!
Per prima cosa immancabile mi porta a casa sua per pranzare, poi mi fa fare una fantastica esperienza: mi porta da suoi amici che vivono in tende fuori città, senza luce elettrica,
c'è una signora che prepara la tenda, ha un vestito che avrà mille anni ma portato con una tale eleganza che mi lascia a bocca aperta, ci prepara del kebab, sono vegetariano ma questa è una sera speciale, poi tutti quanti a fumare da una pipa con il meccanico budrillo preso a raccontare a chiunque che, io ero suo amico e che venivo dall'Italia per trovarlo, bellissimo... In una tenda, intorno il nulla, con gente vera che vive li... esperienze simili le può fare solo chi si mette allo stesso livello della gente che incontra, aprendo il proprio cuore ed i propri occhi...
Torniamo indietro e andiamo a casa sua, dove si ripetono offerte di ogni tipo, abbracci e domande, il meccanico vorrebbe che rimanessi per il matrimonio della figlia che sarebbe stato celebrato cinque giorni più tardi, mi dice che sarei stato l'ospite d'onore, ma a malincuore devo dirgli di no, sono in ritardo clamoroso sulla tabella di marcia, e sono contento così.
Grazie amigu, abbiamo passato una splendida giornata, ho mantenuto un'altra grande promessa ed ho il cuore gonfio di emozioni, ci vediamo alla prossima!
E' stata dura salutarsi, ma devo ripartire, così la mattina seguente sono di nuovo in sella, direzione golfo persico e lo ziggurat di Chogha Zambil. Sul golfo persico fa un caldo ed un'afa che hanno dell'incredibile, al punto che a trecento metri dal mare, appunto, il mare non lo vedo! Vengo fermato da un check point dove il capitano vuole scherzare solo un po', ma ad un certo punto una macchina non si ferma all'alt, i poliziotti si guardano intorno, non ci sono altre macchine, mi guardano... No, non ci credo! Invece si!
Carico un poliziotto sul sellino posteriore ed via all'inseguimento della macchina, lancio la moto a paletta, raggiungiamo la macchina, la affianco e con la mano in fuori gli faccio segno di fermarsi, la macchina desiste e si ferma, missione compiuta!
Torniamo indietro e il capitano mi fa i complimenti, poi mi salutano e riparto, ma dai, ho fatto un inseguimento per conto della pula iraniana!!!
Mi accampo in un alberghetto dove il titolare mi fa parcheggiare la moto all'interno della hall per la notte, il giorno seguente visito lo ziggurat, molto bello anche se c'è poco da vedere, le guardie in compenso mi trattengono a parlare e mi offrono l'ingresso al sito! Dopo la visita faccio tutta strada vicino al confine irakeno, paesaggi bellissimi mi accompagnano fino quasi sul lago salato di Orumier, pernotto in una bettola gestita da ragazzi simpatici. Ormai è giovedì e devo darmi una mossa, volo verso il lago, dove tento ripetutamente di trovare un accesso per poter fare una foto sul sale, dopo essermi insabbiato più volte sulle rive trovo lo sbocco giusto, foto di rito su una fantastica distesa di sale e via verso il confine...
Passo celermente il confine, ciao amici iraniani, ci vedremo presto, ve lo prometto!
Sono in Turkia, questo viaggio sembra non finire mai, mi dirigo velocemente verso Van dove pernotto ed il giorno seguente faccio il giro dalla sponda nord dello stupendo lago fino ad arrivare nei pressi di Tatvan dove c'è un bellissimo vulcano spento e si può addirittura entrare nel cratere, ci sono già stato ma è stupendo, non potevo farmelo sfuggire...
Macino strada a più non posso, e lunedì sono già a Sofia in Bulgaria, dove incontro l'amico MarcoB che è venuto apposta fin qui per vedermi e per andare a trovare un altro amico guzzista che vive qui: Leandro.
Passiamo una bella serata in compagnia di questi due matti e della bella Billiana (ragazza di Leandro) e poi a nanna, domani visita della città. La mattina visita alla capitale della Bulgaria con MarcoB, il pomeriggio con Leandro a visitare un monastero ortodosso veramente bello situato sulle montagne ad ovest di Sofia, completiamo la serata in città fra discorsi filosofici, birra e tanta tanta amicizia... Poco tempo anche qua, dobbiamo ripartire, c'è un'altro amico che ci aspetta in Slovenia e la strada è tanta ed io incomincio a sentire la stanchezza.
Tirata unica ed a sera siamo in Slovenia dove ci aspetta l'amico Jeans, anche lui è venuto a prendermi, ci accampiamo sulle montagne slovene, cenone nunziale, viste anche le dimensioni dei miei due famelici amici e alla fine tutti a nanna, ho un po' di febbre e devo farmela passare!
La mattina decidiamo di passare dall'Austria, così sia! Ma siamo costretti a fermarci presto perchè il tempo sta peggiorando, come la schiena di MarcoB che accusa segni di cedimento. Il posto è incantevole e la signora che ci ha affittato le camere parla un po' di italiano, ci prepara una cenetta con i fiocchi. Ok, ora dobbiamo puntare all'ultimo obiettivo, arrivare alle GMG di Mandello del Lario dove ci aspettano un sacco di amici.
Passiamo tutta la giornata sotto un'acqua torrenziale, siamo bagnati fradici ma a tarda sera alla fine ce la facciamo ad arrivare a casa di FabrizioMir che ci ospiterà in questi giorni, concludiamo la serata a cena con amici. Il giorno dopo passeremo la giornata con la moto in bella vista davanti allo stand di AnimaGuzzista, con tutti i segni del viaggio appena trascorso, con il contachilometri che segna quasi 150mila km di turismo estremo in poco più di sei anni di vita.
Vengono ad abbracciarmi Tamara (ehi, hai visto che son tornato? non ci credevi, vero?) ed i miei genitori, mio padre con gli occhi lucidi per il mio ritorno ed il mattarello dietro la schiena per tutti i giorni che sono stato lontano dal lavoro, si in effetti ho scazzato un po' ma so che anche lui è contento per quello che ho fatto...
Così domenica 17 Settembre, dopo non avere ricevuto nemmeno un premio di consolazione da parte dell' Organizzazione delle GMG come conduttore che arrivava da più lontano, arrivo finalmente a casa, dopo 17128 km di emozioni, promesse mantenute, e negli occhi ormai indelebili le immagini di una grande esperienza di vita...
Ringrazio tutti colori che hanno voluto seguirmi "online" su varie comunità virtuali e voi che spero non vi siate annoiati a leggere fino in fondo questo piccolo report.

Ciao a tutti, Simone Marchetti.
(simone@marchetti.ws - www.marchetti.ws)


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Ancora un po' di pazienza, ci sto lavorando!

Se non riesci ad aspettare ti consiglio di visitare la sezione BOTTEGA dove puoi trovare lo slideshow integrale del viaggio!!!
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