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In Moto per il Tibet 2007
Aiutiamo i bambini Tibetani!
Periodo: Giugno 2007 Giorni: 3 Km percorsi: 1000
Paesi attraversati: Italia

Copertina In Moto per il Tibet 2007 Servizio su TVRete 8 Rimini per 'In Moto per il Tibet':

Servizio su TVRete 8 Rimini per 'In Moto per il Tibet'
In Moto per il Tibet - il raduno, parte 1:

In Moto per il Tibet - il raduno, parte 1
In Moto per il Tibet - il raduno, parte 2:

In Moto per il Tibet - il raduno, parte 2

In Moto per il Tibet 2007: ITA IN MOTO PER IL TIBET 2007 - UN SOGNO POSSIBILE (di Simone Marchetti)

Mesi addietro contattato dal vecchio amico Davide Cacciatore, il quale con proverbiale calma vengo messo a conoscenza (chiedendomi collaborazione), della sua volontà e quella di Claudio Cardelli, di voler organizzare un motoraduno benefico a favore dei bambini Tibetani della Scuola di Sumdho in Ladakh, India del Nord. L'idea di poter contribuire alla preservazione della cultura Tibetana iniziando dalla categoria più debole, i bambini, mi fa immediatamente decidere di collaborare.
La mia recente esperienza in asia, pubblicata sui numeri di Febbraio e Marzo 2007 di BikersLife, dove ho potuto apprezzare la semplicità e la bontà dei Tibetani incontrati in Ladakh, non mi lascia scampo, anch'io devo fare qualcosa, nel mio piccolo, per la causa Tibetana, così si "parte"!
Poco dopo, in televisione viene mandato in onda un'incredibile documentario che racconta la storia di Claudio, che affrontando le stesse strade battute da me, raggiunse Leh, nel cuore del Ladakh, dove accolto da una miriade di bambini festanti ebbe anche l'onore di essere ricevuto dal Dalai Lama in persona in visita alla cittadina, una cosa stupenda, di quelle che ti fanno venire i brividi... Un sunto di questa esperienza nelle pagine che seguono.
Poche settimane più tardi iniziano i preparativi, così andiamo nel posto prescelto per il raduno per fare un primo breafing, a Pennabilli, nel cuore dell'Alta ValMarecchia-Montefeltro. Incontriamo Claudio, la delegazione della Comunità Montana e della Proloco e tutti i collaboratori intervenuti, una bellissima serata contornata da persone disponibili ed affidabili, con la "la voglia di fare" qualcosa per il prossimo. I racconti del mio viaggio passato e delle esperienze di Claudio e Davide ci inebriano a vicenda, siamo carichi, pronti per tuffarci in questa nuova battaglia benefica.
L'Associazione Italia-Tibet, dove Claudio è uno dei fondatori, si batte da tempi lontani per la libertà del Tibet e per la sensibilizzazione delle persone, come lui ama dire "La cosa più importante è che la gente non si dimentichi dei gravi problemi che hanno colpito il Tibet e le sue genti", giusto, non dobbiamo lasciare che l'attenzione su questo problema così scottante si affievolisca. Tornati da questo tour ci attiviamo subito scambiandoci un'innumerevole quantità di email poste a mettere a punto la macchina organizzativa di quella che si preannuncia una bellissima iniziativa.
Nel frattempo parte il concorso "Pensieri in Viaggio", che attrae subito l'attenzione dei molti viaggiatori presenti sulla "rete", anche questa iniziativa viene creata per sensibilizzare i naviganti e racimolare altri fondi a favore dei bimbi di Sumdho, anche questa iniziativa verrà ampiamente illustrata nelle pagine a seguire.
Molti gruppi e personalità si attivano per la riuscita della manifestazione, fra i quali Amnesty e Marco Vasta. Molte comunità virtuali, blog, siti personali, spingendo più persone possibili a presentarsi all'appuntamento, fissato per il 16 di Giugno 2007, divulgano la notizia.
Moreno Persello, direttore di BL, persona disponibile ed umanamente impegnata dà grande spazio alla manifestazione, prima pubblicizzandola poi dandoci la possibilità di raccontarla in questo articolo, un grazie particolare va a lui oltre che alla sua famiglia e a tutto il suo staff.
Il tempo scorre e l'ultimo breafing è fissato per la fine di Maggio dove, dopo un'incantevole cena nel suggestivo centro di Pennabilli, contornato da piatti tipici innaffiati da buon vino d'annata, tutto il team insieme ad Arianna, Tamara e Manuela definisce gli ultimi particolari.
Intanto Claudio per scrupolo chiama la SIAE, dove incredulo, gli viene comunicato che avevano già visto il volantino ed erano pronti per multarci; problema risolto con un "compenso" di diversi euro. A nulla servirono le spiegazioni sul fatto che la manifestazione sarebbe stata interamente a scopo benefico, la SIAE per conto dello Stato Italiano vuole la sua parte anche sulle raccolte di soldi destinati in beneficenza, questo è il nostro paese, noi ne siamo amareggiati... Voltiamo pagina...
Ormai manca poco, il tempo passa snervante, la febbre sale, Davide ormai è in fibrillazione "speriamo di far bene e non deludere nessuno!", mille e mille dubbi ci attanagliano, ma poi, dopo un bel sogno, il giorno arriva... Giovedì notte io e Davide raggiungiamo Pennabilli, dove per la strada ci cimentiamo nell'affissione della segnaletica, fino al campeggio, nostro quartier generale, verso le tre di notte, e sotto un'incantevole cielo stellato un soffio di dolce brezza ci fa sperare per il meglio per il giorno tanto atteso.
Prima di andare a nanna, distesi sul prato, liberiamo la mente, pensiamo, con poche parole e molti sguardi, ai sogni realizzati nella vita, e quelli che vorremmo portare a termine... Pensare che molte persone nel mondo, questi sogni non li possono realizzare... Intanto la bandiera del Tibet sventola sulle nostre tende, andiamo a nanna, domani sarà una giornata impegnativa.
Svegliati di buon'ora passiamo un'oretta di relax in piscina prima di incontrare Claudio, che poco dopo arriva con la sua fiammante Triumph, pronti via, verso il luogo delle iscrizioni, il giardino roccioso a Secchiano.
Marco, gestore del Thanà, ci accoglie con calore dimostrando una disponibilità eccezionale. Piazziamo striscioni e bandierine Tibetane ovunque, per poterlo fare ci arrampichiamo sui pali adiacenti alla strada, caspita! Nonostante tutto siamo ancora in forma per fare queste cose!!!
Dopo un breve pranzo io e Davide ci dirigiamo sul tracciato del raid per apporre striscioni e bandiere, mentre Claudio si assenta qualche ora per un impegno di lavoro, dopo il quale accompagnerà a Pennabilli i Monaci Tibetani di Sera Ja (Bylakuppe - India) venuti apposta per l'iniziativa, si, avete capito bene, dei veri Monaci Tibetani!!!
Girovaghiamo sul percorso, coccolati dall'incantevole giornata soleggiata, preparando minuziosamente la segnaletica per i motociclisti che accorreranno l'indomani. I musei aperti e gratuiti per l'occasione grazie al grande impegno della Comunità Montana sono pronti a ricevere i partecipanti, stupenda svetta la fortezza di San Leo a strapiombo sulla roccia, il fascino ci rapisce.
Il nostro compito termina a sera, siamo stravolti ma soddisfatti, Claudio ci informa che i Monaci sono arrivati e tutto va per il meglio, diversi amici irriducibili si presentano in campeggio pronti a partecipare, per dare il loro contributo alla manifestazione. La serata scorre magicamente proprio con loro, prima attorno ad un tavolo per cenare, poi seduti sull'erba fresca che profuma ancora di taglio, venuti da lontano per un nobile motivo, a loro un sentito ringraziamento.
Sveglia presto! Lorenzo, del Guzzi Club di Rimini, anch'esso del team, ci accompagna al giardino roccioso, neanche il tempo di arrivare che troviamo subito un manipolo di persone già pronte ad iscriversi, spettacolo! Non credevamo in una adesione così sentita e profonda, i motociclisti giunti fino qua, si mettono in fila per iscriversi, ordinatamente, trepidanti, ma ad un certo punto vedo una persona... Non ci credo! Giovanni, alias Bagnatozuppo ci ha raggiunti fino da Lecce! Indubbiamente il mototurista arrivato da più lontano, eccelso! Poi sentiamo un rombo frastornante, ma chi sarà... Ma dai, un Guzzi sidecar e diversi altri sidecar dell'Ural Club, spettacolo!
Nemmeno il tempo di ammirarli quando, fra una folla delirante di gioia arrivano i giovani Monaci, vestiti di rosso, con il loro inconfondibile sorriso, pulito e sincero, un'emozione. I Monaci, dopo un primo imbarazzo si sciolgono, li credevamo più seri ed invece senza batter ciglio danno segno della loro disponibilità verso tutti i partecipanti, posando in foto magnifiche e rispondendo alle curiose domande di tutti.
Sono in prevalenza giovani, simpatici da morire! Fra un'iscrizione ed una maglietta di "Pensieri in Viaggio" mi avvicino a loro per scrutarli, un gruppetto seduto sul muretto adiacente al laghetto chiuso dalla roccia guarda l'orizzonte, in loro una pace che per qualche istante fa scomparire tutti i rumori, avvolgendomi in una surreale sensazione di benessere, di felicità. Uno di loro si volta come se una fievole voce l'avesse chiamato, mi vede e sorride lanciandomi un messaggio con gli occhi che mi rapisce, io ricambio con lo stesso sguardo, lui, come avesse capito fa un leggero cenno con la testa salutandomi.
Intanto Claudio e Davide viaggiano sulle nuvole, nei loro occhi traspare una gioia incontenibile, forse la stessa che traspare dal mio viso. Sono due persone formidabili, capaci e colte. Pulite e pure come poche ne conosco, per loro, come per me, è un onore mettersi in gioco per una giusta causa, nel nostro piccolo ce la stiamo mettendo tutta.
Arrivano molti vecchi amici, conosciuti in vari incontri, ne arrivano molti altri, che in quella euforica calma apparente, sembra di conoscere da un secolo, tutti insieme, emozionati, alla vista dei Monaci...
I nostri fotografi, gli amici Luca e Lorenzo hanno il loro da fare per immortalare quegli attimi stupendi, migliaia i professionali scatti che ci consentiranno di ricordare.
I Monaci, fra la gente piacevolmente sbigottita, salgono, trasformati in ultrà, su moto e sidecar con bandiere sulle spalle, per apprestarsi a fare il raid dell'Alta ValMarecchia insieme a tutti i partecipanti. L'euforia dei quasi duecento temerari motociclisti è alle stelle, Claudio precede il gruppo che li porterà a gruppi autonomi attraverso lo stupendo tracciato, alla visita degli incredibili musei toccando prima i borghi di San Leo fino alla prima tappa, il passo della Cantoniera, immerso nel suggestivo Parco del Sasso Simone e Simoncello, nei pressi di Carpegna, dove la Comunità Montana ha allestito un'area adibita alla degustazione di prodotti tipici, fra cui il rinomato formaggio di fossa, i motociclisti apprezzano e ringraziano esterrefatti.
Il giro poi prosegue attraverso il Parco che si lascia percorrere dalle moto a passo lento, gustandone la natura ed i paesaggi mozzafiato, per arrivare dopo una piacevole scorpacciata di curve e tornanti fino alla Svolta del Podere vicino a Badia Tedalda dove, i biker vengono accolti con loro grande stupore dai Monaci, questa volta intenti a servir loro un buon chay tibetano.
Ma il tracciato è lungo, si riparte coccolati dalle curve verso Casteldelci, Sant'Agata Feltria, Talamello, per ritrovarsi per un'altra sorpresa nella piazza di Novafeltria. I responsabili del Comune accolgono i partecipanti con un emozionante mostra fotografica sulla Scuola Tibetana di Sumdho arricchita da ingrandimenti di disegni fatti dai bambini che felici avevano precedentemente disegnato con il cuore, donandoceli per la manifestazione. La mostra è commovente, i disegni hanno una forza emotiva soprannaturale. I motociclisti, come noi del resto, ne rimaniamo incantati, la purezza della comunicazione. Gli originali, donati a tutti i partecipanti hanno sul retro l'indirizzo di ogni singolo bambino, il loro sogno un giorno è quello di vedersi recapitare una cartolina dall'Italia, sono sicuro che tutti quanti daranno questa piccola gioia a queste creature, per chi volesse contribuire alla loro gioia ce ne sono ancora diversi disponibili, basta chiedere!
Radunati attorno alla fontana nel centro della piazza ascoltiamo le parole del Sindaco Vincenzo Sebastiani che solidarizza con il popolo Tibetano, il Sindaco, oltre alle belle parole ha issato con orgoglio ed in totale accordo con l'opposizione, una bandiera Tibetana a fianco di quella Italiana sulla balconata del Comune che rimarrà per tutta l'estate in segno di solidarietà.
Poi viene il momento di Jimpa Santu Lama, accompagnatore dei Monaci, che in italiano ci lascia pietrificati parlandoci dei veri problemi del suo popolo, e di quanto sia difficile risolverli, i cinesi dovrebbero vergognarsene, la gente ascolta in religioso silenzio ed annuisce ad ogni forte esternazione. Intanto la manifestazione prosegue; dopo aver preso la piega giusta, e aver coinvolto tutti i partecipanti, ripensando a cio che si è appena ascoltato, lasciamo la piazza di Novafeltria in direzione di Pennabilli dove passeremo le ultime ore assieme.
Pennabilli ci accoglie festosa in tutto il suo splendore dal fascino antico, i ragazzi della Proloco capeggiati da Elio Marini e Lorenzo Valenti hanno addobbato la piazza a festa, e le moto disposte al centro danno un'aria ancora più piacevole. Ceniamo tutti in piazza fra allegria e speranza, con i Monaci attrazione principale anche per tutte le persone estranee al raid ma accorse per partecipare alla festa.
Finalmente arriviamo al momento cruciale, tutti nella piccola arena per assistere prima alle parole del Maestro Tonino Guerra che ci rapisce con i suoi poetici discorsi, poi alle strepitose danze dei Monaci con i loro costumi folcloristici, una piccola dose di imperdibile cultura.
Si susseguono le danze, i balli Cham, il più bello, a mio parere è quello del leone bianco, una grandiosa performance che lascia tutti a bocca aperta, concludendo con l'inno Tibetano, tutti in piedi in silenzio... Osservo la gente, non distoglie lo sguardo neppure per un attimo, è affascinata, compiaciuta, gli occhi gonfi di soddisfazione per aver partecipato ad una così piacevole manifestazione, che si conclude con uno scrosciante applauso che quasi imbarazza i "ragazzi" vestiti di rosso, arrivati da lontano, forse increduli di aver trovato tanta solidarietà. Il solito Jimpa poi, riempie nuovamente i nostri cuori con un commovente racconto, intriso di passione e dolore, per poi concludere, chiamandoci a se e ringraziandoci nel modo più bello. A sorpresa, in dono per noi organizzatori, i Monaci ci consegnano una sciarpa bianca benedetta in segno di gratitudine; pochi attimi che mi emozionano al punto da farmi provare un brivido che salendo dalla schiena si insinua fino al cervello.
La serata è finita. Ora, accompagnati da buona musica dei EXP a cui si aggrega Claudio, dando sfoggio della sua bravura alla chitarra, sua altra grande passione, scorrono le foto del mio viaggio indiano ed in particolare del Ladakh. Alcuni Monaci, accorti, si catapultano verso di me, verso la mia California, mi abbracciano sorridenti, un sacco di complimenti e domande su quel viaggio, così strano per loro. Ringraziano più volte e poi con quello sguardo che ci rimarrà sempre nella mente si congedano abbracciandoci con un "grazie e buona fortuna", indimenticabili.
Ultimo saluto anche per me, Davide e Claudio, due grandi "compagni di viaggio", di questa incredibile avventura, bastano pochi sguardi per comprenderci, stanchi morti ma consapevoli, nel nostro piccolo, di aver tentato di fare qualcosa di buono per un mondo migliore... FREE TIBET !!!

Ci vediamo fra due anni per prossima edizione!!! Simone Marchetti

RINGRAZIAMENTI:
Oltre a tutti i partecipanti un ringraziamento dovuto a tutto lo Staff: Tamara Marzolla, Arianna Carruba, Manuela Cazzanti, Luca Sgrò, Lorenzo Iannone, Claudio e Candida Maffezzoli, il Prof. FIM Gianfranco Sebastiani.
Stefano Antonini con la Comunità Montana dell'Alta ValMarecchia, Pennabilli con Luca Fucilli dell'Amministrazione Comunale con Lorenzo Valenti ed Elio Marini della Proloco, Giuseppe Giannini dell'Associazione Mostra Nazione di Antiquariato, Novafeltria con il Sindaco Vincenzo Sebastiani con Piera Testi e Lidia Masi, il Capitano dei Carabinieri Nello Claudini, l'Ospedale, il Thanà.
I Monaci Tibetani del Monastero di Sera Je a Bylakuppe (India), il loro accompagnatore Jimpa Santu Lama ed il Maestro Tonino Guerra, l'Ural Sidecar Club.
L'Associazione Italia-Tibet insieme a: A à Zanskar, Amnesty Lombardia, Marco Vasta.
Le donazioni eccezionali di Paolo Novi e Vittorio Peluzzi, la preziosa partecipazione di Diesel, Valpharma International, Nova Cent, Teddy, Clean&Green, Seri Grafica 3.14.
Bikers Life per il grande contributo ed il sostegno dimostrato.
Un ringraziamento particolare a Davide Cacciatore e Claudio Cardelli che insieme mi hanno fatto comprendere ancora una volta che vivere in questo mondo è bello, perché le persone vere esistono ancora...

ALCUNI MESSAGGI POST-RADUNO:
- "Ciao biker, sono Lorenzo, il figlio di Adriano e Loredana, volevamo ringraziartvi per il favoloso weekend. Posti favolosi, bella gente e soprattutto viaggiatori. Alla prox, Lore e Niko!"
- "Difficile ricominciare la settimana nella routine quando hai terminato quella precedente con della gente stupenda. Ciao, Giordano."
- "Grazie per l'organizzazione perfetta. La prossima volta se avetre bisogno di un supporto sapete dove trovarmi, GianMaria Mazza."
- "Volevo ringraziarvi per la bellissima esperienza di questo fine settimana a Pennabilli. Avete organizzato tutto alla perfezione e generato un'atmosfera di quelle che ti rimangono dentro nel tempo. Credo e spero che questo, a lungo andare, aiuterà molto la scuola di Sumdho. Ciao, Amy."
- "Grazie a voi è stata una giornata meravigliosa, Andrea Muratori."
- "Un bel weekend, momenti magici, spunti per riflettere, AMICI che si rivedono sempre volentieri e nuovi incontri di gente che sembra di conoscere da sempre, Giovanni."
- "Tutto molto bello. Un grazie a tutti gli altri organizzatori, Bruno Sacchetti Loretta e gli altri..."



PENSIERI IN VIAGGIO (di Davide Cacciatore)

L’iniziativa, collaterale ad IN MOTO PER IL TIBET, ma con un cammino autonomo che proseguirà fino a ottobre 2007 è un concorso on-line ad esclusivo scopo benefico, ha avuto un ottimo seguito sia in termini di partecipazione numerica sia per il coinvolgimento personale che ognuno ha palesato inserendo via via il proprio contributo.
Pensare in viaggio è un’attività naturalissima, incontrollabile, incontenibile. Talvolta abbiamo pensato molto prima del viaggio, abbiamo pensato senza viaggiare e ci siamo fatti coccolare da fantasticherie durante le nostre scorribande in quella particolare situazione di intimità che si prova mentre siamo chiusi in una calotta chiamata casco.
Il concorso, quindi, ha coinvolto viaggiatori in un’accezione molto estesa, comprendendo persone che per varie ragioni non hanno avuto modo di viaggiare molto ma hanno goduto ascoltando i racconti di altri, ha dato spazio alle emozioni che affiorano nel corso del grande viaggio della vita, ha coinvolto chi viaggia in bicicletta, a piedi e con mezzi di ogni sorta.
Ogni pensiero doveva essere assolutamente personale e ciò ha limitato molto il famoso trucchetto del copia incolla attraverso un costante monitoraggio e valutando tutte le segnalazioni che ci sono nel frattempo pervenute. Una regola semplice che in pochi casi ha messo in difficoltà anzi, al contrario, ha stuzzicato ed accresciuto progressivamente una sorta di piccola sfida tra "concorrenti" biker e altri tipi di viaggiatori, poi zavorrine, mamme, papà e tanta altra gente tra cui qualche caso di viaggiatore "immobile", viaggiatore che si nutre di racconti ed esperienze altrui.
La preferenza rispetto ai pensieri inseriti poteva essere espressa da chiunque (concorrente o no, ma certamente votante) e attraverso un sistema informatico venivano quotidianamente "depurate" le votazioni, arginando il più possibile il rischio duplicazione voti da parte della stessa fonte.
Dopo un timido inizio la partecipazione è gradualmente aumentata, e con essa la fantasia ispiratrice di ogni frase ha cominciato a non avere più limiti, interpretando il concorso esattamente per come era stato orginariamente concepito. L’occasione del viaggio quale segno di altruismo, quale opportunità per conoscere e conoscersi, anche durante il nostro viaggiare quotidiano.
Mentre qualcuno scriveva che "viaggiare è tendere la mano a chi ha bisogno di aiuto", qualcun altro dichiarava apertamente che il suo perdersi era una grande occasione per imboccare nuove strade e migliori. Poi qualcuno ha parlato del viaggio che permette ad un papà di vedere un figlio crescere e seguirlo nel corso della vita. Commenti simpaticamente controversi ha provocato la frase che accostava il viaggiare alla sana passione per gli imprevisti.
Tra i partecipanti d’eccezione c’è stato il Direttore di BikersLife con una frase che racchiudeva forse uno dei momenti magici che ogni motoviaggiatore rincorre: la famosa simbiosi uomo-mezzo che quando c’è la si sente davvero. Il completamento di questo è la sensazione del sentirsi parte di un viaggio, ovunque si sia, coscienti di aver raggiunto la meta, come qualcun altro ha scritto. Altro partecipante che ha contribuito, con gli altri, a dare spessore al concorso è stato il poeta, narratore e sceneggiatore Tonino Guerra con un pensiero che ha tolto ogni dubbio circa la possibilità di astrarsi talvolta dalla realtà per scegliere la direzione che vogliamo, vivere le nostre emozioni, goderne e non aver avuto il bisogno di fare un pieno o pagare un biglietto di viaggio Si era fermi.
Da buoni italiani abbiamo ancora una volta confermato d’essere un popolo di naviganti e poeti, ma soprattutto una comunità di generosi che in questa circostanza ha alimentato, giorno dopo giorno, un contenitore di emozioni. Meraviglioso assistere al momento in cui ognuno si cimentava nella scelta di acquistare l’emozione altrui quale sintesi di un atto di altruismo. Grandioso il risultato finora raggiunto con riguardo al numero di magliette vendute. Cercheremo di dare puntualmente notizia (attraverso i nostri siti www.davidecacciatore.it - www.marchetti.ws - www.italiatibet.org) delle occasioni in cui sarà possibile acquistare la maglia. Il tutto si concluderà a ottobre con la partecipazione a Immagimondo, la fiera dei viaggiatori fai-da-te che si svolge al parco esposizioni di Erba (LC). Nel frattempo siamo qui, pronti a consegnare a chiunque lo vorrà, la maglietta che qualcuno ha arricchito e segnato con la propria personale idea del viaggiare. Non fatevele scappare!

Davide Cacciatore



I PRIMI DIECI CLASSIFICATI:

- Ogni volta che mi sono persa ho trovato strade migliori.
Rob - Aprilia Pegaso

- Il viaggio è un percorso che ti passa dentro; altrimenti sono solo chilometri di strada.
Maria Tavoloni - Suzuki TU250X

- Quando sono in viaggio, il mio cielo è sempre sereno.
Max - V-Strom

- Il viaggio è la sana passione per gli imprevisti.
Arianna (Vento di Luna) - Mezzi di ogni tipo

- Quando senti di far parte del tuo viaggio, ovunque tu sia, hai raggiunto la meta.
Pauerbuk - Super Tenere 750

- Viaggiare è la più grande scuola di vita, l’importante è non lasciare a casa il cuore.
Franca - Viaggio con la mente

- In moto... Non si viaggia per arrivare...
Archangel - Guzzi Breva 750

- Viaggiare è vita, è libertà, è speranza. E’ porgere la mano a chi ha bisogno d’aiuto.
Costantino - Ape 175

- In marcia... I pensieri viaggiano veloci.
Sabrina Bragagna - Suzuki SV650

- Nel viaggio della vita non importa quello che dai nell’attimo ma... Quello che dell’attimo rimane nel tempo.
Francesca

IN GRADUATORIA MA FUORI CONCORSO:

- I paesaggi sono belli ovunque; la differenza, nel bene o nel male, la fa sempre l’uomo...
Simone Marchetti (iBaby) - CaliforniaEV

- Il mio viaggio più lungo l’ho fatto da immobile.
Tonino Guerra

- Viaggiare in questo modo significa sdoppiarsi, l’altra identità la lasci a casa e... La osservi da lontano.
Davide Cacciatore - Africa Twin 750

- Se col viso accarezzo il cielo ed i miei piedi non toccan più terra, allora... Mi sento un po’ in paradiso...
Moreno Persello - Bikers Life



LA MOTOCICLETTA ED IL TIBET... (di Claudio Cardelli)

Subito dopo il ritorno da un viaggio in Tibet, nel 1987, mi ritrovai con Fosco Maraini (Firenze-Palermo negli anni 30 con una BMW per trovare la fidanzata…) per raccontargli la mia esperienza in quello che rimaneva del suo amato paese. Erano scoppiati dei tumulti contro il regime di Pechino ed insieme guardavamo i servizi usciti sui quotidiani di quei giorni che sembravano preludere ad una “primavera di Lhasa”. Nel vedere le foto della gente, dei monaci che manifestavano contro l’oppressore cinese, il grande orientalista, maestro e amico mi disse che tutti noi, vicini al popolo tibetano e alla sua cultura, avremmo dovuto fondare una associazione per sostenere la lotta e i diritti degli abitanti il Paese delle Nevi. Dopo alcuni mesi nacque l’Associazione Italia-Tibet che si costituì a Milano. Tra i fondatori c’erano, tra gli altri, Piero Verni, Vicky Sevegnani, Carmen Leccardi, Giovanni Ribaldone. Era l’inizio del 1988.
Da allora Italia-Tibet è stata ininterrotta protagonista di innumerevoli eventi e iniziative tese a promuovere la conoscenza della cultura del Tibet, a sostenerne la causa dei diritti umani calpestati e ad aiutare i rifugiati tibetani in India. Senza alcun dubbio Italia-Tibet era, ed è, il più importante "support group" tibetano in Italia. Sul fronte umanitario oltre a promuovere centinaia di adozioni a distanza Italia-Tibet ha collaborato od è stata promotrice di eventi internazionali come Pavarotti & Friends for Tibet 2000, Il CastagnetoDay 2002, di numerose tournèe del TIPA (Tibetan Institute of Performing Arts) “Io Sono Qui” Ethic in Business” 2005 a Rimini, la Partita del Cuore 2005 ecc. Tantissime sono state le visite del Dalai Lama organizzate da Italia Tibet. In particolare le tre visite a Rimini e nel Montefeltro dove il Dalai Lama è salito ben due volte ad onorare la memoria del Frate Orazio Olivieri da Pennabilli, nunzio apostolico a Lhasa per oltre trent’anni dagli inizi del 1700 e autore dei primo dizionario Italiano Tibetano.
E’ stata proprio questa straordinaria presenza quassù che ci ha suggerito di ambientare il nostro motoraduno nell’Alta ValMarecchia. Un vero paradiso di curve, paesaggi e storia e la magia del Tibet che aleggia ovunque dopo il duplice passaggio, (1994 e 2005) di Sua Santità.
Vorrei aggiungere, e mi scuso se vado un po’ sul personale, che a volte la vita ti fa doni inaspettati e affetti, passioni, impegni o professioni... Può accadere che, magicamente, si ritrovino mescolati, uniti, condivisi. Ho avuto due grandi fortune e due grandi passioni giovanili: la musica e la motocicletta. Ero poco più che bambino e mi alzavo all’alba per avventurarmi di nascosto per le strade della Val Marecchia con una vecchia moto di mio zio, una Matchless 350 G3L dell’ultima guerra… Pochi anni dopo mi infilavo con il più grande entusiasmo, e conseguenti tribolazioni scolastiche, nell’ondata beat imbracciando la chitarra per non lasciarla mai più. Tanti anni dopo, alla fine dei ’70, sposo la causa tibetana come un amore incondizionato e, fortunate connessioni del karma, nel 2000 mi ritrovo a suonare, assieme ai miei figli, a Dharamsala davanti al Dalai Lama e 10.000 tibetani alla festa del TCV (Tibetan Children Village). Dopo due anni, con il vecchio amico Emerson Gattafoni, sono infine protagonista di uno dei più bei viaggi della mia vita. In sella a due Pegaso raggiungiamo il Ladakh e la valle di Nubra nell’estremo nord dell’India lungo la carrozzabile più alta del mondo. Porteremo al TCV di Leh una bella somma raccolta in occasione del Castagneto Day, Sponsor Aprilia e Belstaff…
Tramite i miei lunghi rapporti con le istituzioni tibetane riesco ad ottenere una privatissima ed esclusiva intervista con il Dalai Lama… C’è appena stato l’11 settembre e si parla dei problemi che affliggono il mondo e della cultura del dialogo e della "via di mezzo" che non scalfisce minimamente i dirigenti di Pechino..

Poi Emerson, improvvisamente, chiese al Dalai Lama se è mai stato in motocicletta (so che in cuor suo spera di fargli fare un giretto...) e, sorpresa, Sua Santità ci racconta che una volta, da ragazzino, non resistette alla tentazione e notte tempo si alzò di nascosto per mettere in moto la BSA di una delle sue guardie del corpo... La inforcò sollevandosi la tonaca rossa e cominciò a gironzolare per i giardini del Norbulinka... Ho ancora in mente il suo sguardo divertito e la mimica del suo muovere il manubrio... Praticamente divertito e sorridente... "l’ho fatto proprio come un ladro...", incredibile!

Facciamo base a Leh per un bel po’ di giorni mentre ci concediamo escursioni motociclistiche in uno dei luoghi più affascinanti del mondo. Ma la nostra meta "hard" è la mitica valle di Nubra. L’ultima valle dove l’India finisce. L’ultimo spicchio settentrionale di terra indiana oltre la quale si entra in Tibet a oriente e in Pakistan a occidente. Per arrivare a Nubra si valica il passo stradale più alto del mondo il Khardung La a ben 5602 metri di quota. Da Leh si comincia a salire e le nostre Pegaso, con il loro congegno regolato dall’altimetro che varia l’iniezione del carburante (almeno così l’ho capita) non sembrano risentire per nulla della altezza vertiginosa che stiamo raggiungendo. Le nostre teste e i nostri polmoni invece sì, eccome! Quando raggiungiamo la vetta fatichiamo persino a parlare mentre l’improvviso scenario della catena del Karakorum e del massiccio del Siachen, quasi 8000 metri, ci ammutoliscono definitivamente. Parafrasando Fosco Maraini: "Siamo a tu per tu col respiro dei continenti…"
Poi scendiamo vertiginosamente a Nubra e veramente il paesaggio diviene surreale. La valle è gigantesca e le mille sfumature delle immani rocce strapiombanti finiscono con l’infrangersi sul bagliore della sabbia quasi "sahariana" che è depositata nel fondo valle. Le nostre moto si perdono come due piccoli punti insignificanti in questa vastità metafisica. Monasteri arroccati su guglie vertiginose… Dune sabbiose a 4000 metri di quota… Verde accecante dove arriva l’acqua… Un elicottero militare appare sulle nostre teste e si perde subito tra le rocce… Una sbarra sulla strada: "E’ assolutamente proibito oltrepassare questo punto a qualsiasi veicolo" L’India finisce qui!
La signora Jetsun Pema, sorella del Dalai Lama e coordinatrice di tutto l’istituto educativo dei bambini tibetani rifugiati, il Tibetan Children Village, ci ha preparato una accoglienza degna di capi di stato. "Per arricchire il vostro documentario" ci dice con aria vaga "se venite domattina verso le 10,30 vi faccio preparare una piccola cerimonia dai ragazzi e che vi può essere utile". Convinti di andare ad un piccolo ricevimento scolastico, quando ci troviamo in sella alle nostre moto in mezzo a 2000 bambini che fiancheggiano il lungo viale che porta al TCV e che applaudono e cantano il loro benvenuto, ci assalgono prima lo stupore e poi una commozione devastante mentre non riusciamo a trattenere le lacrime. La piccola banda, le sciarpe bianche, il direttore dell’istituto e i suoi collaboratori, la signora Pema… Tutti ci festeggiano commossi e ci fanno sentire veramente dei grandi amici. E’ la grande ricompensa, il premio affettuoso, la gratitudine di tutti questi bambini profughi che hanno il difficile compito di tenere in vita la cultura e la tradizione del popolo del Paese delle Nevi e a cui noi abbiamo portato la nostra piccola parte di sostegno.
Il sole brucia violento ogni volta che si fa largo tra le tronfie e bianche nuvole nel cielo blu notte del Ladakh.



LA SCUOLA PIU' REMOTA DEL MONDO: SUMDHO

Sumdho è una delle scuole più remote del TCV situata nei pressi del lago Tsomoriri ai confini col Tibet. Nel comprensorio Sumdho Hanle ci sono circa 200 bambini la maggior parte tibetani rifugiati ma anche ladakhi. La scuola è molto poco visitata da turisti e quella di Hanle è proprio off-limits.

Per quanto riguarda il TCV lascierei la parola a Jetsun Pema, sorella del DL e per anni coordinatrice dei TCV
"…Dal suo umile inizio 40 anni fa, il Tibetan Children's village è oggi divenuto una comunità educativa integrata e prosperosa per i bambini tibetani bisognosi in esilio, così come per quelle centinaia che sono fuggiti dal Tibet negli ultimi anni. Ha creato delle filiali in India che si estendono dal Ladakh nel nord, a Bylakuppe nel sud, con oltre 14.000 bambini sotto la sua protezione. 40 anni non sono certo un breve periodo nella vita di ognuno, né tantomeno nell'esistenza del Tibetan Children's Village.  Il TCV si rende conto della responsabilità che ha nei confronti del destino dei nostri bambini tibetani e della benevolenza delle migliaia di donatori e amici in tutto il mondo che lo hanno sostenuto in tutti questi anni. Oggi siamo fieri di vedere che molte delle persone dei nostri villaggi siano utili nella Comunità Tibetana per diverse capacità ma,allo stesso tempo, ci rendiamo conto che ci sono alcuni bambini ai quali non è andata così bene.
In considerazione di questo, sono stati fatti maggiori sforzi per migliorare di più la vita dei nostri bambini, consci delle lezioni e delle mancanze sperimentate in passato. Benché molto sia stato ottenuto, c'è ancora molta strada da fare per realizzare i nostri scopi e obiettivi, per provvedere ai bambini sotto la nostra protezione con le risorse necessarie e le opportunità di sviluppare le loro capacità al meglio. Come è stato evidenziato dal Santo Padre il Dalai Lama nel messaggio per il nostro 35mo anniversario, la futura direzione del nostro programma sarà nel campo dell'educazione avanzata negli studi specializzati per soddisfare la necessità di risorse umane della comunità "durante il nostro periodo di esilio e, molto più importante, quando verrà il nostro momento di ritornare in patria… "Noi dobbiamo sforzarci di migliorare la qualità dell'istruzione dei nostri bambini e della loro educazione culturale e sociale, senza necessariamente gravare sulla semplicità del nostro esule stile di vita. Tutto quello che abbiamo conseguito non sarebbe stato possibile senza l'ispirazione costante e benedetta di Sua Santità il Dalai Lama, così come l'instancabile supporto e comprensione del governo indiano. E, ovviamente, non saremmo riusciti a fare così tanto per i nostri bambini senza il continuo aiuto finanziario di tanti buoni amici nel mondo, specialmente il SOS KINDERDORF INTERNATIONAL, la spina dorsale del nostro supporto finanziario.
Non ultimo, dobbiamo ringraziare e ricordare le molte mamme, collaboratori e insegnanti, di ora e del passato, che hanno dato molto della loro vita e del loro duro lavoro, semplicemente per la gioia di vedere messa al sicuro una vita significativa per i bambini. Sappiamo che non siamo alla fine del nostro cammino e che c'è ancora molto da fare, così come Sua Santità ha affermato, "i bambini sono i semi del futuro Tibet".
Jetsun Pema



LA SITUAZIONE DEL TIBET

Il 10 marzo 1959 i tibetani, esasperati dai soprusi e dalle vessazioni subite ad opera dei cinesi, entrati in Tibet, un paese allora libero e indipendente, nel 1950, la popolazione di Lhasa insorse e il risentimento dei tibetani sfociò in un’aperta rivolta nazionale. Un imponente assembramento di popolo si riunì intorno al Norbulinka, il Palazzo d’Estate, dove si trovava il Dalai Lama. Di fronte alle evidenti mire colonialiste della Cina che brutalmente tacitava qualsiasi forma di resistenza, si accaniva sulla popolazione civile e, di fatto, esautorava lo stesso Dalai Lama da ogni potere, la gente chiese apertamente al governo di rifiutare ogni inutile compromesso con Pechino e, con grande determinazione, gridò ai cinesi di lasciare il Tibet. La parola d’ordine era "Libertà e Indipendenza".
Sono passati quarantotto anni e la situazione in Tibet non è cambiata. A fronte delle moderate richieste del Dalai Lama che dall’esilio chiede che al suo paese sia riconosciuta almeno una forma di reale autonomia in grado di consentire la sopravvivenza del patrimonio culturale tibetano, Pechino risponde con arroganza e infierisce sulla popolazione con disumani metodi repressivi sia fisici sia psicologici. Frustrati dalla mancanza di risultati concreti, un numero sempre maggiore di tibetani è deciso a mettere in gioco la propria vita perché il Tibet si possa salvare: come nel 1959, "Libertà e Indipendenza" sembra essere il grido che si leva dalle fila del popolo del Tibet.
Agli eroi sconosciuti d’allora (tra il marzo e l’ottobre del 1959 morirono oltre 87.000 tibetani) si aggiungono i nomi di quelli dei nostri giorni: uomini e donne coraggiosi che hanno affrontato il carcere, le torture e la morte per aver pacificamente chiesto la libertà del loro paese. Tra i tanti, ricordiamo l’artista Ngawang Choephel, la monaca Ngawang Sangdrol e le sue compagne di cella nella prigione di Drapchi, il venerabile lama Palden Gyatso, Tenzin Delek Rinpoche, Chadrel Rinpoche, fino ai due giovanissimi tibetani trucidati barbaramente dalla polizia di frontiera cinese il 30 settembre 2006, al Passo Nangpa, mentre cercavano la via dell’esilio. Ma l’elenco sarebbe lunghissimo. Assieme a loro, non possiamo dimenticare Gedhun Choekyi Nyima, l’XI Panchen Lama, rapito dai cinesi nel 1995, all’età di soli sei anni. Da allora non si sono più avute sue notizie. Per tutti ci siamo battuti, abbiamo lanciato e sottoscritto appelli, raccolto firme.
Purtroppo, né il sacrificio di tanti tibetani, né l’infaticabile ricerca di dialogo del Dalai Lama hanno finora scalfito la protervia di Pechino e ci domandiamo con angoscia quanti 10 marzo dovremo ancora ricordare prima che la Terra delle Nevi possa nuovamente godere di pace e giustizia. Di fronte allo strapotere geopolitico, economico e militare della Cina la lotta sembra assolutamente impari e il Tibet è isolato, al di là dell’Himalaya, fuori dai giochi di interesse dei potenti della terra.

Proprio per questo, chiediamo a chiunque abbia a cuore la libertà, la dignità e la cultura di un popolo di appoggiare la lotta non violenta del movimento tibetano in nome di quei valori e di quegli ideali sui quali vorremmo fondare il nostro domani e quello delle generazioni a venire.


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