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Bosnia 2008
In moto per un sorriso...
Periodo: Aprile 2008 Giorni: 5 Km percorsi: 3000
Paesi attraversati: Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia e ritorno

Copertina Bosnia 2008 Mappa del viaggio Bosnia 2008:

Mappa del viaggio Bosnia 2008

Bosnia 2008: ITA BOSNIA 2008 - In moto per un sorriso...
In viaggio con Eleonora Cerutti, Tamara Marzolla, Primo Montagna, Simone Marchetti e Mauro Palmieri

IL PROGETTO DI PRIMO ED ELEONORA
Qualche anno addietro, leggendo un articolo su Mototurismo, prendiamo conoscenza dell'incredibile esperienza umana fatta da un gruppo di motociclisti originari di diverse zone d’Italia che dopo una breve organizzazione partirono alla volta della Bosnia con alcune moto ed un furgone di supporto, carichi di materiali di prima necessità da consegnare ad un’associazione di Tuzla, che nella martoriata nazione dell’ex Jugoslavia, si prende cura dei bambini e delle famiglie che hanno pagato cari i disagi della guerra civile.
Le nostre nonne ci dicevano sempre che nella vita nulla succede per caso, a volte è un disegno divino, e forse questa è stata la prova, infatti, poco dopo la lettura della nostra rivista preferita, abbiamo avuto il piacere di conoscere quei "ragazzi" che dopo aver girato in lungo ed in largo la Bosnia, erano riusciti a fare qualcosa di grandioso, capaci di fare nel loro piccolo e con i propri mezzi un gesto umano che consacrava definitivamente la moto come mezzo per cercare di migliorare questo nostro mondo e cancellando così il luogo comune che vedono i motociclisti "brutti e cattivi". Magari brutti si ma... Pieni di cuore!
Mantenendo i contatti con il gruppo, ci informiamo su quello che poteva servire ai bimbi, adoperandoci nel recuperare: vestiti, scarpe, giocattoli, matite ed altri piccoli oggetti da mandare in Bosnia, caricandoli anche il giorno stesso della partenza della nuova spedizione, su di un furgone, con un veloce rendez-vous al casello dell’autostrada.
Alcuni giorni dopo il ritorno del gruppo, ci viene girata l'email di ringraziamento inviata dall’associazione Bosniaca, nella quale ci ringraziavano in particolar modo per l’invio di alcune paia di scarpine da bambina molto gradite. “Le calzature verranno usate a rotazione dalle bambine dell’orfanotrofio per le cerimonie o le feste religiose” recitava il testo.
Quel ringraziamento inaspettato, sincero e commuovente, per quel poco che eravamo riusciti a mandare, ci ha fatto riflettere sul sistema consumistico che ci circonda e su quanto la nostra società sia diventata viziata e superficiale.
Rimaniamo chiusi nella nostra ottusa ed egoistica vita frenetica con lo stesso stile di vita che spesso ci rende incapaci di capire i problemi di chi sta peggio, senza le nostre stesse comodità e disponibilità economiche, in luoghi dove la guerra e le incomprensioni generano solo morte e miseria. Dove il prezzo più salato delle atrocità, è stato pagato dai più deboli, i bambini, ignari protagonisti di un mondo ai loro occhi incomprensibile.
Noi, dall’alto della nostra presunzione e del nostro benessere, spesso ci affliggiamo per problemi inesistenti, ridicoli e futili. Quelle scarpine recuperate nel fondo di un magazzino, da noi definite invendibili perché fuori moda, a pochi chilometri da casa nostra, dall’altra parte dell’Adriatico, nel cuore dei Balcani, erano preziose, acquistando un valore immenso e superiore a qualsiasi altra cosa.
Per diverso tempo ascoltiamo i racconti di chi dai bambini di Tuzla c’era realmente stato, fra cui Simone e Tamara, e di come le moto, oltre che indispensabili mezzi di trasporto, erano diventate un ottimo lasciapassare per rompere gli indugi e le diffidenze, disegnando enormi sorrisi sui volti dei bambini, regalando a tutti giornate cariche di tenerezza, emozione e commozione. In quel momento ci è venuta una gran voglia di fare di più, per sentirci più utili, per sentirci veri. Promettendo a noi stessi che un giorno, saremmo andati a anche noi a Tuzla a cavallo delle nostre moto e dei nostri cuori.
Racconti e foto ci hanno fatto fantasticare e desiderare fortemente l’incontro con quei bimbi e così, con giri di email, telefonate ed alcuni tentativi di partenza andati a vuoto, abbiamo scoperto che Simone e Tamara con il loro amico e compagno di mille avventure Mauro, erano pronti a prendere l’ennesimo premio “culo piatto” in sella alle loro fedelissime CaliforniaEV e PanEuropean per trascorrere il ponte del primo Maggio in Bosnia. A formare il gruppo è bastato poco, fra mototuristi non ci sono mai problemi...
E' arrivata l'ora! Partiamo alla volta di Verona dove ci attendono una coppia di amici motociclisti, Cristian e Gabry, pronti a consegnarci del prezioso materiale da loro raccolto. Riempito il bauletto da 50 litri con tutto quel che si poteva comprimervi all’interno, legandovi sopra il resto, avvolgendo il tutto in sacchetti dell’immondizia per garantirne una certa impermeabilità. Incredibile ma abbiamo caricato quasi tutto, rinunciando a malincuore ad un passeggino che per ovvi motivi, senza furgone di supporto (in questa occasione) non potevamo portare! Dopo i saluti di rito ripartiamo per Monfalcone dove attendiamo i nostri compagni di viaggio, partiti ad un ora più tarda, finalmente alle otto di sera arrivano, ora siamo tutti assieme!

IL GRUPPO SI RIUNISCE - INIZIA IL VERO VIAGGIO
Tamara informa subito Eleonora che domani sarebbe stata una giornata dura, "Simone e Mauro non si fermano mai!" esclama e ribatte "pensa che da Novara la prima sosta me l'hanno fatta fare solo cinquanta chilometri dopo Venezia!". La serata passa in buona compagnia fra racconti di avventure vissute, un po’ di chilometri ripercorsi a gran velocità nella nostra memoria. Così noiosa la serata che vola via fino a notte tarda senza che nessuno se ne accorga, tutti a letto!
La mattina seguente si riparte di buon ora per evitare il traffico. Le pause sono poche (come asseriva Tamara) e scadenziate dalla vecchia veterana di Primo, una Guzzi California III, che con il vecchio bicilindrico a carburatori soffriva di più l’arsura a parità di strada. Le nuove generazioni (La CaliforniaEV di Simone ed il PanEuropean appena rodato di Mauro) soffrono meno la sete.
Dopo ore interminabili passate macinando centinaia di chilometri su autostrade dal manto eccellente, osservando il continuo evolversi del paesaggio, il gruppo giunge finalmente alla frontiera Bosniaca di Orasje, posta al di là del ponte sul fiume Sava.
Un brivido ci attraversa mentre il doganiere controlla le nostre carte d’identità. La paura di un controllo dei nostri bauletti ci pietrifica, con relative lungaggini, per dimostrare la nostra buona fede per ciò che contengono. Forse la moto anche in frontiera ha fatto il suo miracolo. Un sorriso ed un segno di plauso per le nostre cavalcature e siamo invitati a proseguire, ci siamo!
Già in prossimità della frontiera il paesaggio cambia, i ruderi delle case distrutte, i mazzi di fiori con i ceri ed i cartelli che indicano la presenza di mine ovunque lungo la strada principale, ci riporta alla mente le immagini crude viste alla TV durante la guerra civile mischiati a centri commerciali nuovissimi, outlet all’ultimo grido ed una sequenza di bancarelle di legno lungo la strada, ci danno in benvenuto in Bosnia. Nonostante tutto, il paese inizia a rialzare la testa!
Le strade sono deserte, abbonda nell'aria solo l’odore dei barbecue allestiti di fortuna in qualche prato, è il primo maggio anche qua e tutti sono in festa!
Arrivando a Tuzla e l’odore del Barbecue viene sommerso da quello del carbone bruciato della centrale elettrica sita a ridosso della città.
Simone chiama Emina, referente dell’Associazione Tuzlanka Amica, che arriva subito, consegnandoci le chiavi dell’associazione dopo una tirata d'orecchie "ragazzi è il primo maggio, qui nessuno lavora! Però siamo felici del vostro arrivo!". Sistemazione spartana su qualche branda fra gli scatoloni, ci adattiamo subito, siamo tutti viaggiatori rodati, anche questo è essere mototuristi!
Scarichiamo le moto e decidiamo di rimetterci in movimento per andare in città ad assaggiare qualche piatto locale ma come diceva Emina anche in Bosnia si festeggia la festa dei lavoratori, scoprendo poi che da queste parti tale ricorrenza viene presa alla lettera. Non ci sono taxi in servizio e neppure ristoranti aperti, iniziamo a muoverci a piedi in cerca di qualcosa da mettere sotto i denti senza successo e complice il tempo che cambia rapidamente, desistiamo. Decidendo così di provare il fai da te!
Entriamo nell'unico chioschetto aperto nei paraggi e ci diamo alle spese folli. Noi non parliamo una parola della loro lingua, ma premiati per l'ardire, entra un ragazzo che parla inglese e si rende disponibile a farci da traduttore, inoltre la signora accetta di farsi pagare in Euro. In associazione abbiamo già della pasta, così con un po' di verdure, pane, birra e l'immancabile rakija (tipica grappa slava), rientriamo vittoriosi per il modesto banchetto.
La serata passa veloce, gli uomini tutto fare preparano da mangiare, consumando una quantità enorme di cibo, birra ed un intera bottiglia di rakija e dopo aver parlato come donne al mercato finiscono a letto a notte inoltrata...
La mattina, non era nemmeno l'alba quando, veniamo svegliati da un simpatico fabbro che trafficando con una mola a non più di due metri dalle finestre ci fa rimpiangere la rakija e la notte brava.
Alla buon'ora arrivano anche i responsabili dell’associazione che ci preparano un abbondante caffè turco, ma non perdiamo tempo, chiediamo subito quali beni di prima necessità servano nell'immediato.
Presa la lista ed accompagnati dalla signora Anna, italiana che vive a Tuzla e collabora con l'associazione, andiamo a far spesa nel grande supermercato portando indietro sacchi e sacchi di generi alimentari che serviranno per dare sostegno alle famiglie più disagiate.
Non c'è tempo da perdere "Ehi Taxi! Al grande mercato dei vestiti!", pronti via, il tassista con denti e macchina devastati, ci carica in cinque (tanto non c'è problema, dice lui). Entriamo nel mercato dove, secondo il metodo Marchetti è importantissimo trattare spudoratamente il prezzo, anche per il fatto che siamo stranieri e qualcuno potrebbe caricare il prezzo, incredibile, anche zio Paperone sarebbe stato fiero di noi. Ci perdiamo nei meandri dove si vende di tutto (anche roba usata), compriamo borsate di indumenti di ogni tipo per i nostri bambini che ci aspettano...
Con il nostro ricco bottino, finalmente, nel primo pomeriggio, siamo pronti a far visita ed a conoscere tanti nuovi piccoli amici. Fata, giovane dai capelli lunghi e neri, occhi vispi e corpo esile, si è offerta di farci da guida per le vie della città e coraggiosamente si è trasformata in motociclista salendo sulla PanEuropean di Mauro accompagnandoci in orfanotrofio.
Parcheggiamo lungo la staccionata davanti alla struttura, in attesa che il rettore ci autorizzi ad incontrare i bambini e conseguentemente entrare con le moto, che rimane la loro prima attrazione ma...
Le sentinelle di vedetta, prima del rettore, avvistano i mezzi a due ruote ed in un baleno veniamo felicemente assaliti da una miriade di piccoli fans biker. Sia noi che le nostre moto veniamo presi subito in ostaggio, c’è chi tira da una parte chi dall’altra, chi ci chiede l’esclusiva per salire sulla moto, indossare il casco, gli occhiali da sole, farsi fare foto, salire sulle spalle per giocare e correre.
Dopo un primo assalto finalmente ci danno il permesso di entrare ma non c'è nulla da fare, le moto possiamo spostarle solamente a mano con un orda di bimbi aggrappati ogni dove. I bambini hanno vinto il loro trofeo ed a turno vivono il loro momento da Easy Rider, ci sembra di essere all’interno del fortino dei ragazzi della via Pal.
Per Simone e Tamara è la terza volta, e si commuovono subito alla vista dei bimbi che man mano passano gli anni vedono crescere, e proprio quelli con cui avevano passato già momenti felici che gli saltano in braccio e sulle spalle. Eleonora e Primo sono felicemente imbarazzati nel vedere quanta gioia può dare una moto, hanno talmente tanti bambini sulla vecchia Guzzi che quasi non si vede più! Mauro invece, nonostante sia maniacalmente prudente con la sua nuova PanEuropean appena rodata si lascia andare in un'incolmabile tenerezza, non batte ciglio nel vedere anche cinque o sei bambini scalciare e dimenarsi sulle carene ed i bauletti che ne usciranno lievemente rigati...
Veniamo divisi: c’è chi si trova a spingere l’altalena. Chi è costretto a giocare a calcio, chi diventa modella di future parrucchiere e chi cerca di spiegare i funzionamento degli optional della moto.
Il tempo vola, tra risa, scherzi e teneri momenti di affetto. Il regalo più grande per questi bimbi è stata indubbiamente la nostra presenza, i regali da noi portati saranno distribuiti in base alle necessità. Le nostre moto dopo questa prova non temeranno veramente più nulla.
Gli addii sono sempre i momenti più difficili, soprattutto quando ricevi così tanto amore. Una cosa è certa, il nostro non è un addio ma un arrivederci a presto...
Torniamo verso l'associazione, una doccia volante e via verso il centro, dove Anna ci aspetta per andare a cena in un posto tipico. In questi paesi i contrasti sono più evidenti che da noi, le case traforate dai mitra ai tempi della guerra civile si affiancano a nuove gioventù che mostrano (o cercano di mostrare) un'aria nuova. Il centro infatti è strapieno di ragazzi vestiti alla moda che passeggiano, che bevono seduti ai tavoli, molta è apparenza, altri invece sono il segno che qualcosa si muove, il popolo bosniaco sta risorgendo.
Incontrata Anna andiamo nel ristorante, bello ed accogliente, veniamo sommersi di piatti tipici di ogni tipo, niente alcolici però, siamo di fianco alla moschea! Con noi anche altri italiani che partiti da Ravenna erano li anche loro per i nostri stessi motivi ed incredibilmente, dopo una chiacchierata, Simone scopre di avere con loro anche degli amici in comune, è proprio piccolo il mondo!
Domani si riparte di buon'ora, torniamo in associazione presto per poter riposare un po' ma... Simone e Primo vedono la rakija e non resistono, così accompagnati da Mauro (che è astemio ma quando serve un amico da una mano anche lui) tirano notte un'altra volta raccontando parte delle esperienze provate nei vari viaggi fatti...
Ancora in coma ci alziamo e dopo aver caricato le moto e fatto colazione con il solito caffè turco, salutiamo tutti i ragazzi ed i responsabili dell'associazione, promettendo di tornare l'anno prossimo. In sella, si parte! Oggi dobbiamo fare parecchia strada!
Una volta arrivati a Rijeka Primo ed Eleonora proseguono verso la Slovenjia per poter arrivare domani all'ora di pranzo dall'amico Giovanni a Padova, mentre Simone e gli altri sono invitati da vecchi amici italiani del ristorante "da Sergio" sulla spettacolare isola di Cres in Croazia.

MISSIONE COMPIUTA - IL RITORNO PER STRADE DIVERSE
Simone gli viene la solita idea geniale di percorrere una strada "bianca" per tagliare un po' di strada, subito si trovano in mezzo al nulla, attraversando paesini minuscoli con vecchietti seduti sul ciglio della strada increduli al loro passaggio, ma la strada è quella giusta, e questa è la Croazia vera. Così in un baleno attraversano il ponte che porta sull'isola di Krk e successivamente prendono al volo il traghetto che li sbarcherà sull'isola di destinazione.

Primo ed Eleonora proseguono per la loro strada ancora increduli della stupenda esperienza a cui hanno avuto la fortuna di partecipare, il loro pensiero non è più rivolto verso i chilometri di strada che li separano prima dal loro amico Giovanni e poi fino a casa vicino a Pavia ma, al sorriso ed alla gioia che avevano ricevuto da tutti quei bimbi...

Il trio medusa intanto arriva a destinazione, tagliando l'isola di Cres immersi in paesaggi stupendi ed ancora incontaminati arrivano da Sergio, gestore dell'omonimo ristorante, suo figlio Riccardo, mogli e figli. Ed infinire Jeans, altro amico di Simone, con il quale progettano di trasformare un motocarro Ape in camper per affrontare fra qualche anno un viaggio pazzesco... Il calore di Sergio e Riccardo non si fa attendere, un abbraccio ed un bicchiere di immancabile rakija come benvenuto fa da apripista a tutta la giornata dove si susseguono bevute e risate in segno di amicizia che si protraggono, ovviamente, fino all'alba!
Il giorno seguente vengono trattenuti a forza anche per pranzo, ma il tempo è finito ed è ora di andare, la strada è molta, il tempo poco ed è giorno di traffico intenso, ma anche questa è vita da mototuristi. Saluti ed abbracci calorosi verso i vecchi amici, sempre impagabili nella loro gentilezza ed ospitalità, Simone riempie i bauletti con sei bottiglie di rakija e si parte!

Primo ed Eleonora, anche loro accolti a braccia aperte da Giovanni, si arrendono davanti al pranzo nuziale preparato per loro, ore ed ore con le gambe sotto il tavolo a raccontare la loro grandissima esperienza. Giovanni mostra subito la squisita disponibilità che lo contraddistingue proponendo di fare da "magazzino" per le prossime spedizioni, così sia!

A sera tardissima i due gruppi finalmente sono a casa sani e salvi, uno scambio di sms per rassicurare gli uni e gli altri del rientro, giorni indimenticabili fra mototuristi, amici, beneficenza e culture, potevamo volere di più in così poco tempo?


Nonostante nessuno fra noi è un organizzatore ufficiale, se qualcuno di voi lettori di Mototurismo volesse aggregarsi alle prossime spedizioni, procurare materiale utile o semplicemente avere maggiori informazioni sulle iniziative, non esitate a scriverci!
eleonora.cerutti@hotmail.it - simone@marchetti.ws

Ciao a tutti!


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